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Bankitalia: ripresa più lenta, serve una riforma fiscale vera

Nell’ultimo trimestre dell’anno l’economia nazionale tornerà «verosimilmente» a girare in negativo anche se la contrazione delle attività sarà «di ampiezza lontana da quella primaverile» (-5,5% il dato Istat; ndr) «e la crescita nel 2021 sarà probabilmente inferiore a quanto previsto in autunno». È la fotografia di chiusura di un ciclo congiunturale senza precedenti quella scatta ieri dal capo del Dipartimento Economia e statistica di Bankitalia, Eugenio Gaiotti, nell’audizione sul Ddl di Bilancio. Fine anno di nuovo in negativo a causa della seconda ondata dei contagi (Prometeia e Ref stimano una vaziazione tra -2 e -3%), grande incertezza sulle prospettive a breve e la conferma che a fine 2020 il calo del Pil si fermerà poco oltre il -9%. In questo contesto sono fondamentali gli aiuti governativi ai settori economici più colpiti ed è fondamentale «preservare le imprese temporaneamente in difficoltà ma fondamentalmente solide per evitare che la crisi abbia ripercussioni permanenti». Come spiegato nell’ultimo Bollettino economico, passata la fase emergenziale la strategia di uscita dai sussidi dovrà essere ben calibrata. E solo una buona esecuzione dei progetti di riforma che verranno esplicitati nel Piano nazionale di rilancio e resilienza finanziato con le risorse del Next generation Eu assicurerà l’atteso effetto espansivo. Il diavolo – dice ancora una volta Bankitalia – sta nei dettagli: bisogna evitare «sprechi, ritardi e inefficienze». E alzando lo sguardo alle riforma di struttura da adottare si torna a battere sul fisco: «Le risorse messe a disposizione per la riforma fiscale sono relativamente contenute. Bankitalia ha sempre sottolineato che saremmo molto contenti di vedere un disegno organico di riforma. Qui ci sono degli interventi che anticipano la direzione della riforma» ha risposto il capo del Servizio struttura economica della Banca d’Italia, Fabrizio Balassone, alle domande che hanno seguito l’audizione. Bene l’assegno unico, la riduzione del cuneo fiscale, la decontribuzione al Sud ma serve una «razionalizzazione del sistema nel suo complesso».

Il taglio del cuneo fiscale e la sua conferma nella manovra – ha spiegato il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo – assicurano un importo medio annuo per individuo beneficiario, secondo le simulazioni dell’Istituto, di circa 1.100 euro annui, mentre l’importo medio per famiglia beneficiaria è più alto, soprattutto nella metà più ricca della distribuzione dei redditi. Tra i redditi medio alti, si registra l’importo medio più elevato (1.614 euro), la quota maggiore di beneficio (28,6%) e la più alta concentrazione d’individui (28,5%) e di famiglie beneficiarie (25,3%). Il bonus favorisce una platea di 12,4 milioni di nuclei.

Sulla riforma fiscale rinviata al 2022 ha battuto anche la Corte dei conti. «Non si può non rilevare come la mancanza di elementi qualificanti delle misure che si intende assumere in temi di particolare rilievo, come quello della riforma fiscale, rischia di depotenziare l’effetto di stimolo atteso» si legge nella memoria inviata al Parlamento. I giudici contabili avrebbero auspicato la presentazione, in contemporanea con la legge di bilancio, di un disegno di legge delega: «Avrebbe chiarito le direttrici su cui ci si intende muovere e reso più consistente l’impatto sulla crescita».

La critica dell’Ufficio parlamentare di Bilancio è arrivata invece sulla struttura della politica di bilancio «parzialmente indefinita» che emerge dalla manovra: «Si intrecciano misure ancora emergenziali, elementi di interventi strutturali e indicazioni di larga massima sull’utilizzo dei fondi europei, in un insieme accompagnato da una serie di norme di dettaglio microsettoriali». Mancano, per gran parte dei fondi europei implicati, informazioni sufficienti per individuare la dimensione e il profilo temporale di utilizzo delle sovvenzioni a fondo perduto dell’Ue nel triennio 2021-23. Con il risultato che «non risulta verificabile né quanto sia espansiva la componente della manovra complessiva ascrivibile a questi fondi né, di conseguenza, quale sia l’entità della retroazione fiscale associata a tale espansione».

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