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Bankitalia: «Rinvio del pareggio motivato»

Lo slittamento temporale del pareggio di bilancio e della riduzione del debito sono una scelta motivata, visto che l’Italia anche nel terzo trimestre del 2014 si è trovava in recessione e visto che oggi la sua priorità è evitare «una spirale recessiva della domanda». A condizione, però, che i maggiori spazi di manovra siano usati davvero per rilanciare la crescita e per innalzare il tasso di sviluppo potenziale italiano.
È il bollettino economico della Banca d’Italia a fornire una risposta implicita ai dubbi esternati nella lettera al governo italiano dal commmissario europeo Jyrki Katainen , ricordando che «dopo una sostanziale stabilizzazione nella seconda parte del 2013 l’economia italiana è tornata a indebolirsi», che sul riavvio degli investimenti italiani pesa ancora l’elevata incertezza delle prospettive della domanda e della situazione economica generale e che «nel terzo trimestre il Pil avrebbe segnato una nuova, lieve flessione».
Per questo nel passaggio del rapporto che ricorda come nel Def si conferma l’impegno a mantenere il 3 per cento del deficit, ma viene rallentato il percorso verso l’obiettivo di medio termine, Bankitalia osserva: «Rispetto alle previsioni a legislazione vigente, l’indebitamento netto del 2015 viene accresciuto di 0,7 punti percentuali del prodotto, al 2,9 per cento. Data l’eccezionale durata e profondità della recessione, le scelte di governo appaiono motivate». Infatti, aggiungono gli uomini di Ignazio Visco, «un più graduale processo di equilibrio può aiutare a evitare una spirale recessiva della domanda». Ma esso «si giustifica se i margini di manovra che ne derivano saranno utilizzati efficacemente per rilanciare la crescita dell’economia e innalzare il potenziale di sviluppo nel medio e nel lungo termine». Anche perché, sottolinea il bollettino, la spinta dell’export che in passato aveva trainato la dinamica del Pil, nell’Eurozona e in Italia, in prospettiva potrebbe continuare ad affievolirsi. Anche nell’eurozona infatti nel secondo trimestre del 2014 la ripresa ha perso slancio mentre in Germania l’attività produttiva si è contratta. Pertanto in Italia «le prospettive dell’attività economica dipendono, più che in passato, dal recupero della domanda interna e dal riavvio degli investimenti, pubblici e privati». Sono le valutazioni espresse qualche giorno fa dallo stesso governatore della Banca d’Italia,a proposito della necessità di rilanciare gli investimenti, pubblici e privati, nell’eurozona e in Italia. Ma non basta: «Il rilancio di consumi e investimenti– spiega il Bollettino– richiede anche il recupero della fiducia, cui deve contribuire un’azione di riforma ad ampio spettro, con tempi ed esiti certi».
Sul terreno dell’analisi, il rapporto di Bankitalia evidenzia, comunque, schiarite parziali nel mercato del lavoro: «Segnali di stabilizzazione si osservano nel mercato del lavoro: l’occupazione ha ripreso a crescere in primavera, ancorché debolmente, per poi ristagnare in estate; il tasso di disoccupazione si è marginalmente ridotto. La bassa intensità di utilizzo della manodopera e le aspettative delle imprese delineano tuttavia prospettive ancora incerte», scrive Bankitalia. Tra gli aspetti negativi, l’offerta di lavoro è rimasta stagnante (-0,1%); tra gli elementi positivi, il numero di persone in cerca di occupazione è sceso dello 0,6%, non accadeva da tre anni. Al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione è lievemente diminuito, al 12,5 per cento, mentre quello giovanile è ulteriormente cresciuto, raggiungendo il 43,4 per cento. Nei mesi di luglio e agosto il tasso di disoccupazione si è mantenuto sui livelli registrati nel secondo trimestre.
Del resto, per quel che riguarda la principali componenti della spesa aggregata, il bollettino segnala una frazionale ripresa dei consumi ed investimenti in calo, mentre «resta elevato il rischio di un periodo prolungato di bassa inflazione».
C’è tuttavia un versante sul quale Bankitalia lancia un messaggio rassicurante: verso il nostro paese non si sono ridotti gli afflussi di capitali e la posizione debitoria dell’Italia sul sistema dei pagamenti interbancario Target 2 si è ridotta in corso d’anno, anche se con ampie oscillazioni, raggiungendo un minimo di 130 miliardi in luglio e riprendendo a migliorare in ottobre.

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