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Bankitalia: prestiti alle imprese ancora in calo a marzo (-2,8%)

La stretta sul credito all’economia si sta accentuando. Secondo i dati diffusi ieri dalla Banca d’Italia infatti nel mese di marzo si è approfondita la contrazione dei prestiti: quelli al settore privato hanno registrato a marzo una flessione dell’1,6 per cento su base annua ( era stata pari a -1,4 per cento in febbraio). I prestiti alle famiglie sono scesi dello 0,8 per cento sui dodici mesi ( contro -0,7 per cento a febbraio); quelli alle imprese sono diminuiti del 2,8 per cento (-2,7 per cento a febbraio).
A marzo frena anche la crescita della raccolta per effetto soprattutto della forte contrazione del comparto obbligazionario. Il tasso su base annua dei depositi del settore privato è rimasto sostenuto, tenendo conto della debolezza del tono generale dell’economia e si è attestato al 7,0 per cento (7,8 per cento a febbraio). Il tasso di crescita sui dodici mesi della raccolta obbligazionaria è invece sceso molto: -3,3 per cento tendenziale, contro il-0,8 per cento nel mese precedente).
Come si sa, e com’era del resta stato segnalato sia dall’ultima Lending survey condotta in ambito Bce sia da via Nazionale nell’ultimo Rapporto sulla stabilità, a frenare le erogazioni e a rendere fin troppo caute le banche contribuisce il peso del passato recente ovvero la crisi economica che è stata durissima lo scorso anno, sui bilanci delle aziende di credito.
Il sovrappiù di prudenza mostrato dalle banche agisce sull’offerta di credito mentre il calo di domanda per consumi e investimenti dovuto a una crisi economica che non accenna ad attenuare la propria durezza si traducono anche in una debole domanda di credito. Del, resto va ricordato che la stessa Banca centrale europea nel bollettino diffuso ieri riporta il taglio delle stime realizzate dagli economisti privati rispetto alle prospettive di crescita dell’intera eurozona (-0,4% è la previsione per il Pil di quest’anno e solo +1 per cento per il 2014) mentre viene ribadito che solo verso la fine dell’anno in Eurolandia sarà visibile un inizio di ripresa, propiziata anche dal taglio del tasso di riferimento avvenuto nei giorni scorsi, ma che la forza del recupero economico non sarà tale da impedire un aumento della disoccupazione nei prossimi tre anni.
Intanto, però le difficoltà dei bilanci causate alle aziende di credito dal lungo periodo di recessione che abbiamo già vissuto restano elevate. In effetti i dati di marzo registrano anche un vero e proprio balzo in avanti del tasso di crescita sui 12 mesi delle sofferenze bancarie. Secondo quanto comunica la Banca d’Italia è aumentato al 21,7% rispetto al 18,6% del mese precedente: un incremento alimentato non tanto dai problemi delle famiglie quanto da quelli delle imprese, specie di costruzioni.Del resto come rileva anche il centro studi Confindustria, il credit crunch è stato anche nel primo trimestre del 2013 un grave ostacolo per le imprese italiane e spagnole, mentre la dinamica dei prestiti alle aziende tiene in Germania ( da noi si registra una flessione media dello 0,3 per cento al mese sin dal settembre del 2011, il che in totale ha significato 50 miliardi in meno di erogazioni) in Germania invece la media è +0,1% (+10 miliardi di erogazioni).
Non a caso, a Bratislava e anche a Roma, in occasione del conferimento della laurea ad honorem da parte della Luiss, il presidente della Bce Mario Draghi ha fatto un accenno ad una riflessione che è in corso tra Banca centrale e Bei sul come fare per riattivare il mercato delle asset backed securities e riallargare la gamma di strumenti finanziari a disposizione delle Pmi. La necessità di evitare che si aggravino i sintomi dell’asfissia creditizia in particolar modo là dove le aziende, per le loro piccole dimensioni, sono particolarmente dipendenti dal finanziamento bancario è un tema che resta, purtroppo, di scottante attualità.

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