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Bankitalia, il portafoglio verde rende di più

Roma – Anche le banche centrali (oltre agli Stati) possono assumere un ruolo strategico nel guidare la transizione verso un’economia sostenibile e con basse emissioni di carbonio. Lo possono fare diffondendo sempre migliori informazioni agli intermediari finanziari sui rischi ambientali e la loro gestione ma, anche, con le proprie scelte dirette di investimento, effettuate mantenendo una posizione neutrale sui mercati. È il messaggio lanciato ieri a Londra dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, dov’era ospite del governatore uscente della Bank of England, Mark Carney, per il lancio dell’Agenda per le finanze private COP26, alla Guildhall.

Visco ha ricordato nell’occasione la scelta fatta l’anno scorso da Bankitalia di rinnovare il proprio portafoglio in titoli azionari (8 miliardi di euro in azioni di 140 società quotate, stando ai dati 2018) escludendo produttori banditi dai criteri del Global Compact Onu, come per esempio i produttori di armi o tabacchi, e utilizzando per la selezione delle altre società i criteri ESG (ambiente, sociale, governance). «Questo cambiamento – ha spiegato – non ha minato la performance finanziaria del nostro portafoglio. Da quando l’abbiamo implementato, il nuovo portafoglio ha continuato a offrire risultati migliori rispetto a quello precedente sia in termini di rendimento che di volatilità». Visco ha poi annunciato che la Banca d’Italia quest’anno procederà con una rotazione verso titoli ESG anche per il portafoglio delle obbligazioni societarie. Si tratta di un dossier del valore complessivo di 1,3 miliardi (composto, rispettivamente da circa 800 milioni di euro e 500 milioni di dollari).

Visco ha spiegato che i punteggi ESG che le agenzie di rating assegnano alle singole aziende differiscono ancora notevolmente se confrontati, ad esempio, con i rating di credito. E non mancano prove di «distorsione» nei punteggi ESG, che tendono a sopravvalutare le società che sono più grandi e appartengono a specifici settori industriali o determinate regioni geografiche. Insomma, la nuova metodologia classificatoria va ancora consolidata. Ma intanto le nuove partecipazioni del portafoglio di Bankitalia garantiscono una migliore “impronta ambientale”, con emissioni di gas serra molto più basse (in calo del 23%) e minori consumi energetici e idrici (del 30 e 17%) rispetto ai vecchi titoli. Visco ha ricordato la Direttiva Ue che impone a circa seimila grandi aziende (con più di 500 addetti) di fornire informazioni sul modo in cui operano e gestiscono le sfide ambientali e sociali. Un punto di partenza importante che «merita ulteriori azioni pubbliche per le piccole e medie aziende, per migliorare la standardizzazione dei dati per tutte le imprese».

Sulla neutralità di questi investimenti delle banche centrali rispetto ai mercati, Visco ha ricordato il principio utilizzato al momento da Bankitalia: sono state selezionate le società ESG che hanno mantenuto la distanza tra il nuovo portafoglio e il benchmark di mercato al di sotto di una soglia specifica.

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