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Bankitalia, più vicina la riconferma di Visco

Matteo Renzi insiste nella linea anti-Visco, rivendica «metodo e merito» della mozione presentata alla Camera, assicura di aver concordato tutto con Gentiloni, che «la priorità di un partito di sinistra non è quella di difendere il Governatore della Banca d’Italia, io mi emoziono fra la gente e non davanti a lui». Però, la partita della nomina sembra ormai chiusa. Sul tavolo del Consiglio dei ministri, venerdì prossimo, ci sarà con ogni probabilità la riconferma di Ignazio Visco. Con un’accelerazione delle ultime ore, l’asse fra Palazzo Chigi e Quirinale tiene ferma la rotta di fronte all’assalto del leader Pd, e dà via libera al rinnovo del mandato per il Governatore uscente, in modo da mettere definitivamente a tacere le polemiche. Il nuovo affondo del segretario dem, su Raitre da Lucia Annunziata a “Mezzora in più”, letto in questa chiave, appare così più una riaffermazione “politica” piuttosto che una minaccia di barricate sul rinnovo dell’incarico a Visco. Al Colle del resto non hanno letto nelle sue parole uno “sgarbo”, un “no” a Sergio Mattarella sceso in campo per difendere autonomia e indipendenza della banca centrale di fronte all’entrata renziana a gamba tesa. Il segretario Pd, d’altra parte, ha citato il presidente della Repubblica per ricordare la sua elezione per volontà del Parlamento (e non semplicemente del capo del partito di maggioranza), annunciando poi che «rispetterà le scelte» che verranno compiute per Palazzo Koch. «Quella nostra mozione contiene un giudizio sul passato. Per il futuro deciderà Gentiloni. Vogliono nominare Visco? Facciano pure. C’è un altro nome? Facciano. Io di nomi non ne ho. Ho un profilo: chiunque sia, spero che si tratti del migliore o della migliore possibile. Ma il giudizio su quel che è accaduto deve essere il più laico possibile». E la partita per il futuro di Bankitalia, nei contatti fra Mattarella e Gentiloni apparirebbe ormai scritta con il ritorno al timone del Governatore finito sotto il tiro del leader Pd. Che la “subirà”, senza per questo rinunciare alla sua battaglia politica, come avrebbe già fatto intendere al Colle e a Palazzo Chigi. In tv, si difende attaccando. «Uso la clava perché io sono libero dalle banche, a differenza di altri, e non ho paura di dire la verità, mentre trovo curioso che certa sinistra abbia quasi subalternità culturale rispetto all’istituzione Bankitalia». È la risposta a Veltroni, ma anche a Napolitano, in qualche modo allo stesso Prodi, ai tanti che dall’interno del Pd hanno sparato a zero contro la sua operazione. Lo scandalo banche? «Hanno cercato di usare una banchetta, Etruria, contro di me». E nel mirino di Renzi entra anche la Boldrini: «Al suo posto, io non avrei autorizzato la presentazione della mozione dei grillini. A quel punto, anche il Pd aveva tutto il diritto di presentare la propria». Immediata la dura replica della presidente della Camera, «Renzi continua a confondere le scelte politiche e regole parlamentari. Non c’era alcuna ragione regolamentare per giudicare inammissibili le mozioni sulla Banca d’Italia, a cominciare da quella del Movimento Cinque Stelle».

Umberto Rosso

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