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Bankitalia: Pil all’1% ambizioso, ora investimenti

L’ipotesi di crescita del Pil di un punto percentuale nel 2017, che il Governo ha programmato nella Nota di aggiornamento al Def rispetto a un tendenziale fissato allo 0,6%, ha incassato ieri le forti riserve dell’Ufficio parlamentare di Bilancio. Giuseppe Pisauro, presidente dell’organismo indipendente di valutazione che ha “validato” il quadro tendenziale della Nadef, udito davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato ha parlato di stime «eccessivamente ottimistiche», che conducono a un esito «non positivo del processo di validazione del quadro programmatico 2017». È la prima volta che l’UpB, costituito nel 2014, non valida il quadro programmatico.
L’effetto della manovra, per tre quarti affidato al disinnesco delle clausole di salvaguardia sull’Iva, risulta «significativamente fuori linea» rispetto all’intervallo di previsione del panel Upb. Tra l’altro, ha osservato Pisauro, le perplessità riguardano in particolare l’effetto espansivo (+0,1%) della riduzione del deficit (-0,5%) che è necessaria per correggere parzialmente il maggiore indebitamento derivante, appunto, dalla disattivazione della clausola Iva (che vale lo 0,9% del Pil).
Nel corso dell’audizione precedente all’UpB il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, aveva da parte sua etichettato come «ambizioso» l’obiettivo del Pil programmatico. Nel complesso – ha fatto notare Signorini – le misure previste per il 2017 comportano un aumento dell’indebitamento netto di quasi mezzo punto percentuale del Pil rispetto al suo valore tendenziale, e un incremento del prodotto di ammontare analogo. «Il moltiplicatore implicito in questa previsione è elevato – ha osservato -, dati anche i ritardi che normalmente caratterizzano la risposta della spesa privata alle misure di bilancio. Nelle valutazioni del Governo il mancato aumento dell’Iva avrebbe un impatto positivo sul tasso di crescita del Pil pari a 0,3 punti percentuali nel 2017, un effetto piuttosto forte rispetto a stime econometriche basate sui dati del passato». Per una valutazione più compiuta degli effetti degli altri interventi occorre aspettare la manovra in tutti i suoi dettagli, da definire con molta cura – ha proseguito Signorini – sottolineando che è «sicuramente da condividersi la priorità attribuita al sostegno degli investimenti» e che bisogna proseguire con determinazione sulla via della spending review .
Ieri il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha fatto sapere che il ddl di Bilancio 2017 sarà pronto «verso la fine della prossima settimana».
Tornando all’UpBilancio, è stato fatto notare che una «rivalutazione del quadro macroeconomico programmatico» è naturalmente possibile se il Governo apportasse delle correzioni e che i rilievi fatti sono già stati inviati al ministero dell’Economia. In quel caso l’UpB effettuerà un nuovo vaglio nei termini previsti per la preparazione del Documento programmatico che, entro il 15 ottobre, sarà inviato a Bruxelles. Oggi su tutto dovrebbe rispondere il ministro Pier Carlo Padoan.
Passando ai saldi di finanza pubblica, Giuseppe Pisauro ha anche messo in dubbio la possibilità che la richiesta di considerare «le spese menzionate nella Nadef quali connesse a eventi inconsueti, nel limite di importo di 4 decimi di Pil, sia accolta in sede europea». UpBilancio e Bankitalia hanno quindi indicato nella dimensione e la dinamica del debito pubblico, in riduzione solo dall’anno venturo, l’altro elemento di criticità della Nadef: tra il 2017 e il 2019 la riduzione dell’incidenza del debito sul prodotto è inferiore a quanto programmato nel Def in primavera (6,2% invece di 8,6%), a causa soprattutto della minore crescita attesa del prodotto nominale ma, anche, dei più modesti obiettivi realizzati sul fronte delle privatizzazioni.
Rilievi critici sugli effetti espansivi della manovra sono arrivati anche dal presidente della Corte dei Conti, Arturo Martucci di Scarfizzi. Il magistrato contabile ha inoltre acceso un faro sul fronte delle coperture: «puntare sulla compliance piuttosto che sull’attività di controllo è «un approccio che – come insegna il passato – non è immune da rischi, nella misura in cui entrate incerte (come quelle, appunto, attese dal recupero di evasione) fossero impiegate in misura elevata per coprire spese o sgravi fiscali certi».

Davide Colombo

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