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Bankitalia: Pil 2015, a piccoli passi siamo in uscita dalla recessione

«L’imperativo categorico per l’oggi è uscire dalla recessione. Lo stiamo facendo, ma con incertezze e timidezze su cui occorre agire». Il direttore della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, riprende le analisi diffuse la scorsa settimana dal Bollettino previsionale dell’Istituto e dice che il primo trimestre del 2015 dovrebbe far segnare, dopo tre anni e mezzo di caduta pressoché ininterrotta, un piccolo aumento del Pil, Prodotto interno lordo. E si tratterebbe del primo di una serie di rialzi trimestrali che proseguirebbero fino a tutto l’anno prossimo. Rialzi piccoli, come il primo, però, dice Rossi, tali dunque solo da far recuperare in due anni il terreno perduto dalla fine del 2012, non anche quello, ben più esteso, perso nei cinque anni precedenti.
«Famiglie e imprese diffidano degli annunci di ripresa dopo le recenti delusioni», ma la ripresa, spiega Rossi, parte proprio da «un ritorno della fiducia», soprattutto in quelle imprese in condizioni di bilancio e di mercato tali da consentire loro un immediato rilancio degli investimenti. «Il ritorno della fiducia può essere a sua volta favorito da un’azione di politica economica organica, chiara, determinata». Un’azione essenziale questa, secondo la Banca d’Italia, convinta, come le altre banche centrali dell’eurozona, che la politica monetaria non possa essere lasciata da sola ad agire.
L’atteso intervento antideflazione della Bce, il programma di Quantitative easing con l’acquisto massiccio di titoli pubblici, dovrebbe in ogni caso, secondo le proiezioni degli economisti di Palazzo Koch, determinare un aumento di mezzo punto percentuale di Pil nel biennio 2015-2016, sia in Italia, sia nel complesso dell’area. Certo bisogna vedere quali saranno le modalità e i tempi del programma che saranno discussi e decisi dal Consiglio direttivo giovedì 22 gennaio. In particolare bisognerà sapere se alla fine passerà l’ipotesi di affidare perlomeno una parte della responsabilità — e del rischio — degli acquisti di titoli alle banche centrali nazionali. Così da attenuare la contrarietà della Bundesbank, la banca centrale tedesca, che non vuole porre a carico del bilancio della Bce eventuali contraccolpi sul debito sovrano dei Paesi più deboli sul fronte dell’esposizione, come l’Italia, e dei conti economici. La Banca d’Italia dovrebbe cioè assumersi il rischio degli acquisti di Btp sul mercato secondario che dovrebbero essere quantificati sulla base della quota di capitale della Bce coperta dall’Istituto di via Nazionale. Si tratta di un’ipotesi che il governatore Ignazio Visco, la scorsa settimana, proprio in un’intervista ad un giornale tedesco, ha criticato. E non per il timore del rischio. Se le banche centrali nazionali acquistassero i titoli a carico del proprio bilancio, ha detto, «la frammentazione finanziaria nell’area potrebbe tornare ad ampliarsi rispetto alle condizioni attuali. Faremmo bene a mantenere le procedure che valgono per tutti i nostri interventi di politica monetaria: i rischi sono condivisi dall’Eurosistema».

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