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Bankitalia, il Pd all’attacco di Visco L’ira del Quirinale: si pensi al Paese

Siluro di Renzi contro il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. A meno di quindici giorni della scadenza del mandato del numero uno di Via Nazionale, ieri la Camera ha approvato una mozione del Pd che chiede una «figura più idonea» ai vertici di Bankitalia per rafforzare la vigilanza sul credito e per garantire «nuova fiducia nell’istituzione ». La mozione, ispirata dallo stesso segretario Pd, e che l’intervento in aula del sottosegretario all’Economia Baretta, ha solo leggermente ammorbidito, ha riscosso 213 voti a favore, 97 contrari. Sì compatto del Pd, anche se con alcuni mal di pancia, mentre Forza Italia si astiene e pure i grillini, dopo aver aperto il caso parlamentare chiedendo in qualità di opposizione il voto su una loro mozione anti-Bankitalia, si smarcano e votano contro.
L’affondo di Renzi, che da tempo mostra insofferenza per il numero uno della Banca d’Italia, ha scosso i palazzi del potere, della politica romana e delle istituzioni. La mossa ha costretto il Quirinale, cui spetta il decreto di nomina, a scendere in campo in difesa esplicita di Bankitalia. Il Capo dello Stato, viene fatto filtrare, è preoccupato, nell’interesse del Paese, della salvaguardia dell’«autonomia e indipendenza» dell’Istituto e anche, sembrerebbe, irritato per l’intrusione nella vicenda del Parlamento. Il richiamo «al rispetto del proprio ruolo» inviato a «tutti gli organi della Repubblica », parla chiaro: la procedura di nomina del Governatore prevede infatti una delicata triangolazione tra Palazzo Chigi- Consiglio Superiore di Via Nazionale- Quirinale e il Parlamento, a differenza che in altri ordinamenti, non ha voce. Sotto «assedio » la Banca d’Italia non si chiude a riccio ma reagisce. Gli uomini di Via Nazionale entrano nel merito e mettono sul tavolo i propri argomenti: il primo è che tutte le decisioni degli ultimi anni sono state «condivise» con il governo; due, che Bankitalia è pronta a fornire alla Commissione parlamentare sulle crisi bancarie «ogni documento rilevante»; tre, che Visco è pronto ad essere ascoltato e per questo ha già parlato con il presidente della Commissione Casini. «In anni di grande crisi abbiamo difeso il risparmio tutelando i danni», è la chiave politica della reazione di Via Nazionale.
In realtà a Palazzo Koch è più la sorpresa per il blitz di Renzi che l’amarezza. Che il segretario del Pd fosse ostile al Governatore è noto e nel suo recente libro non ha risparmiato critiche al suo operato, ma nelle ultime settimane la situazione si era rasserenata tanto più che si sa che Mattarella, Gentiloni e lo stesso Draghi sono schierati per la riconferma di Visco. A scanso di equivoci Renzi ieri è tornato personalmente sull’argomento ribadendo che devono «essere valutate» le responsabilità «anche dei vertici di Bankitalia». Ora ad un passo dalla crisi istituzionale tutte le soluzioni sono aperte. Nell’ordine: una riconferma di Visco, un rinvio della questione alla prossima legislatura, una nomina istituzionale dell’attuale ministro del Tesoro Padoan (con una norma che potrebbe sospendere la legge sulla incompatibilità fino al termine della legislatura), una nomina interna.
Del resto riavvolgendo il nastro della giornata è stato subito evidente che qualcosa non andasse: fin dalla mattinata quando il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, si è rifiutato di sottoscrivere la mozione firmata dal capogruppo Rosato e dal presidente della commissione Finanze della Camera Bernardo. Subito dopo Bersani spara a zero e definisce l’iniziativa «insensata». Ma alla fine è Brunetta che si erige a paladino di Bankitalia: «Attacco ipocrita e ignobile».

Roberto Petrini

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