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Bankitalia: patrimonio basso, 50 Bcc a rischio

ROMA. La riforma del credito cooperativo è «un tassello fondamentale della strategia di consolidamento del sistema bancario italiano» e offre alle Bcc «gli strumenti normativi per irrobustirsi », visto che negli ultimi anni il sistema è stato messo a dura prova e in particolare 50 banche, il 16% dell’attivo della categoria, sono decisamente fragili per via «di coefficienti di capitale più bassi e tassi di copertura inferiori a quelli medi del sistema bancario nazionale». Lo afferma a un convegno della Fondazione Italianieuropei Carmelo Barbagallo, capo del dipartimento Vigilanza bancaria e finanziaria di Bankitalia. Pronta la replica di Alessandro Azzi, presidente di Federcasse: «Alcuni mesi fa erano 70, la fragilità è un fenomeno che si sta riducendo». E del resto la fragilità non è esclusiva del sistema cooperativo: «Il sistema bancario italiano è ancora frammentato, costituito da molte banche di piccole e medie dimensioni », afferma intervenendo nel corso dello stesso convegno il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, aggiungendo che queste caratteristiche costituiscono un rischio anche per le imprese per le quali spesso le banche sono l’unico canale di approvvigionamento del credito.
Proprio per questo c’è il massimo accordo sui forti paletti temporali e patrimoniali messi alla
way out, cioè alla via d’uscita per le Bcc che non intendano seguire il percorso di aggregazione disegnato dal decreto approdato ieri nell’Aula di Montecitorio. Per la Banca d’Italia «la norma, così configurata, elimina le incertezze e consente di minimizzare i rischi di indebolimento dei costituendi gruppi cooperativi ». Alessandro Azzi, presidente di Federcasse, commenta che «sulla way out è stata individuata una soluzione che non ci entusiasma, ma vista in una logica di straordinarietà ci può stare ». E infine il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, ha riconosciuto davanti all’Assemblea di Montecitorio che la versione precedente, emendata in commissione Finanze, «pur essendo complessivamente difendibile, conteneva una norma sbagliata », perché «contraddittoria rispetto all’obiettivo dichiarato », che è quello dell’aggregazione delle banche di credito cooperativo.
Aggregazione quanto mai necessaria perché, sottolinea Barbagallo, rispetto alle altre banche le Bcc hanno vissuto la crisi finanziaria in una condizione di maggiore debolezza, dato che «il modello di governance ne limita la capacità di raccolta del capitale di rischio e i vincoli territoriali ed operativi non ne consentono l’adeguata diversificazione». E dunque una way out esercitabile solo nel termine di 60 giorni dalla conversione del decreto legge ha una corretta «natura transitoria ed eccezionale».
I tempi di approvazione del provvedimento si prospettano rapidi: il governo è orientato a porre la fiducia sul testo alla Camera già oggi.
Rosamaria Amato
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