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Bankitalia: ora misure rapide ma il debito andrà corretto

L’attività economica è tornata a crescere ma «la ripresa è ancora parziale, dipendente dalle misure di stimolo ed è soggetta alle incertezze sull’evoluzione della pandemia». Eugenio Gaiotti, capo del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia, ha chiuso così la sua audizione sulla Nota di aggiornamento al Def. Un intervento in cui la parola più ricorrente è stata proprio incertezza. Poco o nulla si può dire sugli sviluppi dei contagi e sulle ulteriori conseguenze economiche interne e internazionali e ancora molti dubbi incombono su tempi e modalità di utilizzo dei trasferimenti messi a disposizione da Next Generation EU.

In questo quadro, tuttavia, ci sono numerosi segnali incoraggianti sulla capacità di rimbalzo delle attività economiche: nel terzo trimestre la stima di Bankitalia sulla produzione industriale segna ora un +30% e a tamponare le forti esigenze di liquidità di molte aziende hanno provveduto i 50 miliardi aggiuntivi di finanziamenti erogati tra marzo e agosto (+12% su base annua) grazie alle garanzie pubbliche e alle misure di rifinanziamento dell’Eurosistema. Ieri l’Indagine di Bankitalia sulle aspettative di inflazione e crescita delle imprese ha inoltre segnalato una netta ripresa della fiducia (il saldo negativo tra i giudizi di miglioramento e di peggioramento della situazione economica si è drasticamente ridotto da -89 a -6 punti tornando su livelli comparabili a quelli del periodo pre-Covid) sia pure in un contesto giudicato negativamente per nuovi investimenti.

La previsione del governo di una caduta del Pil di 9 punti a fine anno è stata giudicata coerente con le proiezioni di via Nazionale (-9,5%). E coerenti, sul fronte programmatico, sono pure le ampie misure espansive previste in Nadef – aiuti europei inclusi – che dovrebbero dare una spinta al Prodotto di 0,9 punti nel 2021, 0,8 nel 2022, 0,7 nel 2023. Ma l’effetto macroeconomico dipenderà – ha avvertito Gaiotti – oltre che dalle risorse mobilitate e dalla ripartizione fra le voci del bilancio, «anche dai tempi di attuazione dei progetti e dalla loro efficacia nel sostenere il potenziale di crescita». Tema non da poco, quello della capacità di programmazione e spesa, che si riflette sull’altro aspetto cruciale, oltre alla ripresa economica, vale a dire il riequilibrio dei conti pubblici.

Nella Nadef una simulazione indica come si può riportare il debito/Pil sui livelli pre-pandemia, entro il prossimo decennio dopo il picco toccato quest’anno, e Bankitalia la sottoscrive. Ma in quello scenario (crescita media di poco sopra l’1% con un’inflazione attorno al 2% tra il 2024 e il 2031) l’onere del debito deve scendere sotto i livelli attuali e per tenere un avanzo primario sulla linea dell’1,5% medio servirà una graduale correzione dei conti appena possibile (del 2,5% nel triennio 2024-2026). Insomma un riequilibrio è possibile e va perseguito, perché se il debito resta sostenibile nel lungo periodo i mercati possono mettere in discussione il suo rifinanziamento a breve. Per la prima volta in vent’anni il differenziale tra l’onere medio del debito e il tasso di crescita del Pil nominale diventa negativo nel prossimo triennio (in media a -3%). È un’occasione da non perdere per piegare la curva già nei prossimi anni, tenendo conto che i rischi restano moltissimi. A partire dalla deflazione sul fronte esterno per finire con le incognite interne sul livello delle escussioni sui prestiti garantiti alle banche e la contabilizzazione dei 44 miliardi previsti nel programma Patrimonio Rilancio, sui cui contorni la Nadef non dice nulla.

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