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Bankitalia: nuove popolari per aiutare le imprese

Velocizzare gli aumenti di capitale delle banche popolari per consentire un più facile accesso al credito alle pmi. Dare attuazione alla norma sulla portabilità dei conti correnti. Vigilare sui problemi regolamentari legati alla possibilità in capo alla Sace di fornire credito diretto all’esportazione. Queste le linee guida dettate da Bankitalia nel corso dell’audizione che si è svolta presso le commissioni finanze e attività produttive della camera in merito al dl 3/2015 (misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti) che prevede la trasformazione delle banche popolari con capitale superiore agli 8 mld in spa entro 18 mesi. «Le banche popolari così come strutturate in Italia sono oramai una peculiarità del nostro paese», ha sottolineato Salvatore Rossi, direttore generale di Bankitalia, «e le popolari maggiori si sono allontanate dal modello di banca del territorio. Per esempio, le dieci maggiori popolari hanno in media sportelli in 60 province, un numero vicino a quello (circa 70) delle prime tre banche italiane. Data la situazione economica», ha evidenziato Rossi, «servono istituti che siano in grado di accompagnare la crescita dimensionale delle piccole e medie imprese e, proprio per questo, il primo effetto positivo che ci attendiamo dalla riforma è che metta in condizione le maggiori banche popolari di aumentare il loro capitale nella misura e, soprattutto con la rapidità che possono essere richieste dalle circostanze, rivolgendosi a una platea più ampia di risparmiatori e investitori». Per Bankitalia, però, in una fase di transizione sono anche possibili degli accorgimenti come limiti al possesso azionario, al diritto di voto e le maggiorazioni del diritto di voto per chi si ritrova a essere socio da tempo al momento dell’attuazione della riforma. Rossi si è poi soffermato su altri due aspetti contenuti nel dl 3, ovvero la possibilità per la Sace di fornire credito diretto per le esportazioni e la portabilità dei conti correnti. Su quest’ultimo fronte il direttore di palazzo Koch, ha fatto presente come «sia una buona disposizione che favorisce la concorrenze e che ridurrà le spese di gestione dei conti che in Italia sono alte». Sul fronte Sace, invece, Rossi ha evidenziato come «le norme del dl 3 che prevedono che la Sace possa fornire credito all’esportazione possono porre problemi regolamentari. Se, infatti, Sace si trasforma in banca, essendo della Cdp, farebbe scattare vigilanze maggiorate perché sarebbe un conglomerato finanziario».

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