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«Bankitalia, nessun reato su Bps»

MILANO Aveva creato grande scalpore — facendo addirittura intervenire il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a difesa dell’istituzione Bankitalia — l’indagine aperta dalla procura di Spoleto sulle decisioni assunte dalla Vigilanza relativamente all’omonima banca umbra e che aveva visto finire nel registro degli indagati il governatore Ignazio Visco. Ieri la stessa procura guidata da Alessandro Cannevale ha però chiuso le indagini ritenendo che nessun reato sia stato commesso nella cessione della Banca popolare di Spoleto al Banco Desio, in quanto si è trattato di un’operazione solo «tecnica»: non vi furono conflitti d’interesse e il passaggio non fu influenzato da relazioni personali.
Con questa conclusione — peraltro sostanzialmente attesa — la procura di Spoleto ha chiesto di archiviare l’indagine a carico del governatore della Banca d’Italia, nonché dei commissari Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro e Nicola Stabile, e dei componenti del comitato di sorveglianza Silvano Corbella, Giovanni Domenichini e Giuliana Scognamiglio e del presidente di Bps Stefano Lado. La partita non è comunque ancora tecnicamente chiusa, perché hanno già annunciato opposizione i circa 400 ex soci della banca autori dell’esposto dal quale è scaturito lo scorso agosto il fascicolo, riuniti nell’associazione Aspocredit.
L’istituto di credito umbro e la cooperativa che lo controllava — Spoleto Credito e Servizi — vennero commissariati dal ministero dell’Economia, su proposta della Banca d’Italia, nel febbraio 2013. Alla fine la banca venne acquisita nel 2014 dal Banco Desio con una procedura al centro di ricorsi alla giustizia amministrativa e di esposti alla magistratura penale: secondo alcuni vecchi soci della Popolare di Spoleto non sarebbe stata considerata un’offerta di una società di Hong Kong, la Nit Holding, che sarebbe stata di valore superiore. Offerta tuttavia che fin dall’inizio non aveva mostrato elementi di serietà tali da farla prendere in considerazione dai commissari.
I magistrati di Spoleto avevano comunque sottolineato fin dall’apertura dell’inchiesta che si trattava di reati che si era «ritenuto di poter evincere dalla narrazione dei denuncianti» e quindi non esprimevano «altro che la qualificazione giuridica di un’ipotesi investigativa proposta da privati, tutta da verificare e da valutare».

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