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Bankitalia: nel primo trimestre Pil a +0,2%

Nonostante il calo della produzione industriale di mezzo punto percentuale, desunta dai flussi di trasporto merci e dai consumi elettrici, nei primi novanta giorni dell’anno il Pil sarebbe cresciuto dello 0,2%, in linea con l’espansione registrata nell’ultimo trimestre del 2016, grazie in particolare alla dinamica registrata nel settore dei servizi. È questa la prima stima (con un intervallo di incertezza dello 0,1% e un prevalere di rischi al ribasso) diffusa ieri dalla Banca d’Italia sulla congiuntura nazionale. L’andamento dell’indicatore Ita-coin, che si è attestato in marzo a 0,16 è coerente con queste indicazioni e conferma la prosecuzione del moderato recupero dell’economia.
La valutazione, contenuta nel secondo Bollettino economico dell’anno, arriva in anticipo di circa un mese rispetto al dato preliminare ufficiale Istat ed è costruita tenendo conto di un’ampia gamma di informazioni e sondaggi presso le imprese, i cui risultati vengono combinati nei modelli per le previsioni di breve periodo di Via nazionale.
Questo modesto sviluppo del prodotto è stato accompagnato da una risalita dei prezzi sostenuta dall’evoluzione delle componenti più volatili (beni energetici e alimentari freschi). In marzo l’inflazione misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) sarebbe arrivata all’1,3% in media di periodo, secondo stime preliminari, il livello più elevato dal 2013; quella di fondo rimane tuttavia su livelli ancora contenuti nel confronto storico (0,5 a marzo contro lo 0,7% a febbraio). Nell’area euro la media dei primi tre mesi s’è invece fermata all’1,7%. Ieri Istat ha confermato all’1,4% il dato di marzo (base mensile, dopo il +1,6% di febbraio)che segue a quattro accelerazioni consecutive.
Dal sistema delle imprese arrivano segnali di crescita della fiducia su un miglioramento della situazione economica generale – registrate anche nell’Indagine trimestrale Bankitalia/IlSole24Ore pubblicata lunedì – accompagnati da conferme sulle programmazioni, che darebbero in aumento la spesa per investimenti nel primo semestre, in particolare per le manifatture che profittano degli incentivi in corso.
Nel Bollettino si dà poi conto di un incremento della competitività di prezzo delle imprese che, nell’ultimo biennio, avrebbero registrato un guadagno di competitività maggiore rispetto alle imprese tedesche e spagnole e di poco inferiore a quelle francesi. «La competitività di prezzo – si legge nel Bollettino – valutata sulla base dei prezzi alla produzione dei beni manufatti, avrebbe continuato a migliorare nel primo trimestre di quest’anno di circa lo 0,6% sul periodo precedente». Da fine 2014 al gennaio di quest’anno «le imprese italiane avrebbero cumulato un guadagno di competitività di poco superiore al 3%, favorite sia dal deprezzamento dell’euro sia dalla debole dinamica dei prezzi interni». Tra questi ultimi si colloca il costo del lavoro, che continua a muoversi su dinamiche «molto contenute».
Il miglioramento della congiuntura porta con sé, anche se con gradualità, un miglioramento della qualità del credito delle banche italiane. Nel quarto trimestre del 2016 il flusso dei nuovi crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti (al netto dei fattori stagionali e in ragione d’anno) è sceso di tre decimi di punto al 2,3%. L’indicatore è diminuito di cinque decimi per i prestiti alle imprese (al 3,6%) e di due per quelli alle famiglie (all’1,5%). Considerando solo le banche “significant” vigilate da Francoforte, nel quarto trimestre l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti è diminuita rispetto al trimestre precedente, sia al lordo sia al netto delle rettifiche di valore (al 17,6% e 9,4%, rispettivamente, dal 18% e 10,4%).

Davide Colombo

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