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Bankitalia: nei prossimi mesi crescita superiore alle stime

L’Italia sarà fuori dalla crisi nel 2015? Era la domanda del convegno annuale degli analisti finanziari. Da Bankitalia è venuta una risposta chiara: certamente sì. Anzi, grazie all’intervento di quantitative easing messo in atto a Francoforte, ha spiegato il vicedirettore generale Fabio Panetta, la crescita in Italia sarà «significativamente superiore» alle previsioni formulate a metà gennaio.
Prima della “cura” del Qe decisa a Francoforte, via Nazionale calcolava che quest’anno la ripresa non riuscisse a superare lo 0,4% di Pil per poi salire a un +1% nel 2016. Adesso, dopo il varo del programma da 1.140 miliardi di acquisti di titoli che come ha spiegato il governatore Ignazio Visco sarà «open ended» cioè potrebbe proseguire anche oltre il mese di settembre 2016 se l’obiettivo del 2% d’inflazione fosse ancora lontano, le chance di un aumento consistente del tasso d’incremento del prodotto sono in netto aumento: per via del mini- euro per via della consistente riduzione dei tassi a lunga, per il fatto che una variabile cruciale come quella degli investimenti ha ora molte più chance di ripartire (del resto, il Centro studi Confindustria ha appena calcolato che l’impatto possibile sulla crescita del Qe dovrebbe essere pari all’1,8% nell’arco di due anni). Tuttavia è proprio la variabile credito quella che potrebbe non essere pienamente acconcia a far partire una ripresa robusta.
Panetta ha ricordato che le erogazioni creditizie alle imprese hanno ancora il segno meno davanti (-1,6%) e che permane tuttora un divario fra le condizioni praticate alle grandi imprese e quelle che vengono applicate alle imprese più piccole.Queste, nel 15% dei casi lamentano ancora l’esistenza di un effetto di razionamento creditizio. Il motivo è sempre lo stesso: c’è un lag temporale fra la ripresa dell’economia reale e la dinamica del credito perché la crisi passata pesa tuttora vistosamente sui bilanci bancari. Pertanto, ha spiegato Panetta, sciogliere il nodo delle sofferenze del sistema bancario italiano è un’esigenza «oggi ancora più pressante; le possibili soluzioni vanno analizzate a fondo e se necessario attuate con rapidità». Trovare una soluzione per ridurre i crediti deteriorati è una scelta che è opportuno fare proprio nelle fasi di svolta del ciclo economico, com’è quella attuale, ha sottolineato il dirigente di via Nazionale. Infatti, alla vigilia della ripresa e mentre i criteri di offerta del credito si stanno allentando, le banche hanno un forte interesse a pulire i bilanci e «riattivare pienamente il circuito del credito. In questa fase, gli strumenti ordinari potrebbero non essere del tutto adeguati, rendendo necessari interventi di sistema».
Una promozione piena del messaggio della Bce sul Qe per i riflessi sul mercato dei titoli di Stato è poi venuta ieri da Maria Cannata, direttore generale per il debito pubblico del ministero dell’Economia. «Il messaggio è stato così convincente che alcune distorsioni che si registravano sulla parte breve della curva non toccata dalle misure Bce si sono allisciate». Cannata non ha però nascosto che, per chi è chiamato a gestire il debito pubblico, l’era dei rendimenti negativi non significa solo minori oneri e allungamento delle scadenze. Non è insomma solo rose e fiori: per esempio si è dovuto studiare un nuovo meccanismo d’asta per i bot che preveda anche rendimenti negativi mentre per le modifiche ai contratti dei Cct ci sono ancora problemi tecnici da sciogliere perché il Codice civile chiaramente non prevede l’esistenza di tassi negativi . Senza contare che d’ora in poi anche per quei 600 milioni circa di giacenza di liquidità che il Tesoro detiene quotidianamente presso la Tesoreria di Banca d’Italia il tasso d’interesse sarà negativo e spetterà a via XX Settembre pagare.
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