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Bankitalia: l’uso delle card può aumentare del 10%

La Banca d’Italia promuove la scelta del Governo di avviare con la manovra un piano di incentivi per i pagamenti elettronici ma invita ad adottare norme attuative il più possibile «semplici e chiare» per evitare «qualsiasi appesantimento burocratico per le parti coinvolte». Lo ha detto il vicedirettore generale, Luigi Federico Signorini, nel corso dell’audizione in Senato sulla legge di Bilancio.

Il nostro Paese è molto in ritardo nell’utilizzo dei pagamenti con mezzi alternativi al contante: il valore delle transazioni con card nei punti vendita non supera il 30%, contro il 70% della Francia e il 45% della Germania, nazione quest’ultima tradizionalmente molto attaccata all’uso del cash. Per questo è bene procedere con il piano, perché una maggiore diffusione della moneta elettronica andrà a beneficio di tutti: consumatori, fornitori di beni e servizi, banche e altre istituzioni finanziarie. «È tuttavia importante – ha aggiunto Signorini – che i gestori delle reti di pagamento investano risorse adeguate per l’innovazione tecnologica». Secondo le analisi di palazzo Koch l’insieme degli incentivi messi in campo (dal credito d’imposta del 30% sulle commissioni per gli esercenti al vincolo sulle detrazioni al 19% per i consumatori fino al cash back) ci si può attendere un aumento delle transazioni elettroniche dell’ordine del 10 per cento.

Anche l’UpBilancio s’è detto favorevole alle misure che spingono nella direzione del cashless. «Non ci sono evidenze empiriche che dimostrino una stretta correlazione tra uso del contante ed evasione fiscale ma possiamo aspettarci che una maggiore tracciabilità faccia fare un passo avanti» ha detto il presidente Giuseppe Pisauro, ricordando tra l’altro anche la norma del decreto fiscale che abbassa il limite massimo di utilizzo del contante (da 3.000 a 2.000 euro da luglio 2020 e a 1.000 euro da gennaio 2022) in transazioni esterne al circuito degli intermediari bancari.

Bankitalia e UpBilancio, nelle loro letture analitiche della manovra si sono ritrovati su molti punti. Il primo: entrambe le authority hanno apprezzato che rispetto a settembre ora le stime di gettito legate alla lotta all’evasione sono molto diminuite «siamo più prudenti rispetto alla Nadef» ha detto Pisauro, ricordando che il gettito è ora dimezzato: «Si tratta a questo punto di predisporre tutti gli strumenti operativi in grado di massimizzare l’efficacia delle misure, dotando l’Amministrazione delle necessarie risorse professionali e tecniche e superando eventuali ostacoli rimanenti (per esempio quelli in materia di trattamento dei dati personali)».

Altro punto di convergenza tra Bankitalia e UpBilancio il giudizio sulle clausole di salvaguardia Iva. Anche in questa occasione la manovra fissa per il 2020 un livello del rapporto deficit/Pil stabile rispetto agli anni precedenti, rinviando agli anni successivi la sua riduzione. Riduzione che si può conseguire però solo affidandosi alle clausole di salvaguardia su Iva e accise (19 miliardi nel 2021 e oltre 25 miliardi nel 2022) che «zavorrano il quadro programmatico di bilancio senza che sia fornita alcuna indicazione sul loro destino futuro». Nella manovra – ha poi aggiunto Pisauro – vengono inoltre presi impegni divergenti nel triennio in materia di entrate e spese: al netto delle clausole di salvaguardia, le prime tendono a ridursi (dai 7,5 miliardi del 2020 ai 3,9 miliardi del 2022), le seconde a salire sensibilmente (da 0,7 miliardi il prossimo anno a 11,3 miliardi del 2022). Insomma, il quadro di incertezza futuro resta elevato.

Sul fisco Luigi Federico Signorini ha chiuso citando il passaggio delle considerazioni finali del governatore Visco. Il Paese – ha affermato – ha bisogno di un’ampia riforma fiscale, bisogna interrompere gli interventi al margine per disegnare una struttura stabile che dia certezze a chi produce, consuma, investe e risparmia. La raccomandazione al legislatore è di non ridurre nuovamente all’ultimo momento, l’anno venturo, la riflessione sulle coperture finanziare e l’intervento sulle clausole Iva.

Sulla plastic tax l’attenzione è stata invece posta sulle compensazioni per i produttori. «L’introduzione di una imposta sulla plastica non compostabile per scoraggiarne la produzione e il consumo è in linea con gli obiettivi di una recente direttiva europea. Il processo di modernizzazione tecnologica delle imprese – ha affermato Signorini – potrebbe però risentire della dimensione ridotta e della breve durata del credito di imposta per l’adeguamento degli impianti».

Davide Colombo

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