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Bankitalia: per l’Italia vale fino a 3 punti di Pil (se non ci sono ritardi)

Le stime dei benefici per l’economia italiana dalle risorse del Recovery Fund sono difficili da quantificare, l’incertezza è elevata, ma certo se i fondi saranno utilizzati bene possono produrre fino a una crescita del 3% del Pil entro il 2025. La stima arriva dalla Banca d’Italia in audizione alla commissione bilancio, dove ha formulato due scenari: entrambi tuttavia presuppongono che i fondi disponibili per l’Italia, pari a 120 miliardi per i prestiti e a 87 per i trasferimenti, siano utilizzati pienamente e senza inefficienze, con una distribuzione della spesa uniforme nel quinquennio 2021-2025. A riferire le stime di Via Nazionale il capo della struttura economica, Fabrizio Balassone: «Nel primo scenario si ipotizza che tutte le risorse vengano utilizzate per attuare interventi aggiuntivi rispetto a quelli già programmati e che questi riguardino integralmente progetti di investimento, la forma di spesa pubblica che in base all’evidenza empirica fornisce lo stimolo più elevato alla crescita del prodotto in condizioni normali. Le maggiori spese ammonterebbero a oltre 41 miliardi all’anno e potrebbero tradursi in un aumento cumulato del livello del Pil di circa 3 punti entro il 2025, con un incremento degli occupati di circa 600mila unità».

Va rilevato, sottolinea Via Nazionale, «che questo scenario presuppone uno sforzo notevole in termini di progettazione e di capacità di esecuzione degli investimenti: si tratterebbe di raddoppiare la spesa effettuata nel 2019 (40,5 miliardi; tra il 2000 e il 2019 la spesa media annua per investimenti è stata pari a 43,5 miliardi, risultando peraltro sistematicamente inferiore a quella programmata, anche per la difficoltà di preparare e gestire i progetti)». Nel secondo scenario si ipotizza che una parte rilevante delle risorse, pari al 30%, venga utilizzata per misure già programmate e che due terzi vadano a finanziare nuovi progetti di investimento: «Gli interventi aggiuntivi ammonterebbero a circa 29 miliardi all’anno, di cui solo 19 per investimenti. L’impatto cumulato sul livello del Pil raggiungerebbe quasi 2 punti nel 2025».

Una stima puntuale dei benefici finanziari non è possibile ma «si può tuttavia affermare con ragionevole certezza che tali benefici potranno essere molto rilevanti per il nostro paese». Occorre agire con visione strutturale sui ritardi della nostra economia, ma i benefici potenziali potrebbero essere notevoli: «Le risorse del nuovo strumento europeo possono contribuire ad avviare il recupero dei ritardi accumulati dall’economia italiana negli ultimi trenta anni». L’Italia è chiamata a «uno sforzo straordinario nell’attività di programmazione e una capacità di realizzazione che non sempre il Paese ha mostrato di possedere. L’impatto sull’economia dipenderà anche dal miglioramento del contesto in cui si svolge l’attività di impresa», presupponendo quindi un impegno forte sulla qualità dell’azione pubblica. Aumento della produttività e infrastrutture sopra tutto, ma ci sono tre macro aree per le quali sono necessari interventi urgenti: Pa, innovazione e salvaguardia del patrimonio storico artistico e naturale.

La giornata ha visto anche l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti, con il vice dg Paolo Calcagnini, per il quale si dovranno affrontare le criticità di infrastrutture e imprese. Per Cdp è cruciale puntare il fuoco su infrastrutture e transizione energetica oltre che su innovazione e crescita delle imprese. La Cassa svolge tre ruoli per la messa a terra del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza. Fornisce un contributo all’ideazione dei progetti per definire le linee essenziali del Piano e valutare i progetti, ha il ruolo di sponsor di progetti, con la presentazione di proposte progettuali focalizzate sullo sviluppo delle principali infrastrutture e sul supporto del tessuto imprenditoriale e il ruolo di finanziatore/investitore nei progetti.

In audizione anche il Cnel: «Serve un grande piano di sviluppo per rendere il nostro Paese più competitivo e prevedere interventi a supporto di quei settori maggiormente colpiti dalla crisi» ha detto il presidente Tiziano Treu. Ascoltati anche i sindacati: «Intervenire sui nodi di sistema e aggredire le diseguaglianze» ha detto Gianna Fracassi della Cgil, mentre per Ignazio Ganga (Cisl) »Bisogna evitare l’assalto alla diligenza sulle risorse».

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