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Bankitalia, linea dura contro le sofferenze

Il Banco Popolare è stato il primo. “Solo” il primo, sottolineano in molti: la stagione dei bilanci, che partirà dalla prossima settimana, riserverà sorprese poco piacevoli. Di sicuro la Banca d’Italia non ha intenzione di fare sconti al sistema, anzi: con ispezioni a tappeto, su tutti i principali gruppi creditizi quotati, via Nazionale ha significato che occorrono politiche di bilancio rigorose sugli accantonamenti a fronte di crediti in difficoltà. Non solo, ha fatto capire che occorre anche un’opera di pulizia radicale sulle garanzie reali dei prestiti, in larghissima misura immobili.
Secondo la vigilanza queste garanzie hanno valori che troppo spesso non corrispondono più ai prezzi di mercato. Così gli ispettori hanno suggerito di applicare il criterio del “pronto realizzo”: un concetto di buon senso che corrisponde a uno sconto intorno al 20-25% rispetto al valore di mercato (a sua volta molto ben inferiore al valore peritale degli anni passati). L’effetto combinato dei due fattori – più crediti in difficoltà e garanzie reali da svalutare – ha portato la popolare veronese ad annunciare maggiori rettifiche su crediti per 650 milioni; l’altro che finora ha fatto dichiarazioni ufficiali è stato il Credit Agricole in Italia, che ha parlato di circa 35 milioni di maggiori accantonamenti. Ma il brutto probabilmente deve ancora venire. Fino a quando non ci saranno certezze bilanci approvati e diffusi – le uniche voci che si raccolgono sono quelle di corridoio e le stime degli analisti. Abbastanza univoche nell’attendersi accantonamenti rilevanti per rimpinguare i tassi di coperture pre-crisi (Equita ha stimato in 6,5 miliardi gli accantonamenti ulteriori delle principali banche, solo per colmare la metà del peggioramento post-crisi).
Venerdì prossimo toccherà a Unicredit pubblicare i conti. Piazza Cordusio è l’unica banca insieme a Intesa Sanpaolo – a non essere stata ispezionata: solo verifiche documentali su alcune posizioni critiche, da cui la vigilanza avrebbe caldeggiato qualche decina di milioni in più di maggiori coperture su crediti. Tuttavia Unicredit, dove pure non si esclude di tornare al dividendo per i soci, mediterebbe prudenzialmente di arrotondare gli accantonamenti, che secondo fonti e stime potrebbero crescere anche di 2 miliardi. Anche Ca’ de Sass farà qualche svalutazione di crediti, ma la maggior banca italiana, forte di un tasso di copertura sofferenze del 60%, non dovrebbe avere problemi nel mantenere il dividendo di 6 centesimi. L’allarme utili lanciato dal Banco Popolare potrebbe fare invece più male tra le taglie bancarie minori. Per esempio la Popolare dell’Emilia Romagna, dove gli accantonamenti sono attesi abbastanza forti da dare uno scossone importante all’ultima riga di bilancio. Oppure in Carige, e in certe piccole popolari del meridione che potrebbero andare incontro a problemi importanti. In più alla Bper – dov’è in chiusura l’ispezione di Bankitalia – si dice che Via Nazionale abbia storto il naso davanti ai consiglieri-imprenditori affidati per cifre elevate dalla popolare. Anzi: le recenti dimissioni di Alessandro Fagioli sarebbero imputabili anche a questo (Vittorio Fini aveva fatto un passo indietro in occasione della scorsa assemblea, non ricandidandosi a fine mandato) e un paio di altri consiglieri potrebbero fare scelte analoghe, al prossimo rinnovo.

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