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Bankitalia: le proposte Ue tengono conto delle richieste italiane

L’aggiornamento messo a punto dalla Commissione europea della disciplina in materia di requisiti sul capitale delle banche, da un lato, e di risoluzione e risanamento delle banche in crisi, dall’altro, va nella direzione auspicata dalle autorità italiane e dalla Banca d’Italia. È quanto ha affermato ieri in audizione davanti alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato il capo della Vigilanza, Carmelo Barbagallo. Il giudizio è ampiamente positivo, in particolare, per la scelta fatta sul fronte dei nuovi requisiti patrimoniali, dove si tengono in conto, nella fase di discussione attuale in Consiglio Ue, delle indicazioni italiane di mantenimento della disciplina di favore per le esposizioni verso le piccole imprese (il cosiddetto Sme supporting factor), il trattamento preferenziale previsto per i titoli di Stato in portafoglio e l’attenzione sul requisito del rischio credito.
Il “pacchetto bancario”, che si completa con altre misure vincolanti che vanno dai requisiti di leva finanziaria (al 3% massimo nel rapporto tra capitale Tier1 e attivo non ponderato per i rischi) a quelli sui nuovi requisiti di passività assoggettabili al bail in, dovrebbe entrare in vigore entro la prima metà del prossimo anno. Con effetti che, sulla carta, non dovrebbe essere eccessivo: «l’introduzione dei nuovi standard non dovrebbe comportare costi elevati – ha ricordato Barbagallo citando lo studio che accompagna il pacchetto di proposte – l’impatto a lungo termine sul prodotto interno lordo dell’Ue sarebbe inferiore a tre punti base; quello dell’aumento medio dei costi di finanziamento non sarebbe superiore a tre punti base».
Barbagallo in diversi momenti dell’audizione ha sottolineato l’importanza di una «gestione attenta» della fase transitoria prevista per arrivare al nuovo contesto regolatorio. Va rispettata la procedure accelerata – ha spiegato – per il recepimento dei nuovi principi contabili IFRS9 e per il varo della nuova classe di passività valide per i requisiti MREL (la cosiddetta gerarchia dei creditori). Mentre ha giudicato invece come «parziali» gli interventi approntati per la disciplina delle crisi bancarie (la famosa Brrd).
Secondo il capo della Vigilanza resta in questo ambito una «asimmetria della normativa, disegnata sulle banche di medio-grande dimensione e poco attenta alle esigenze di quelle medio-piccole, che pure sono chiamate a contribuire al fondo di risoluzione». E resta «l’applicazione retroattiva delle norme sul bail-in a strumenti emessi, anche molti anni fa, in contesti profondamente diversi da quello attuale». Per non dire dell’articolazione del processo decisionale con cui far funzionare i futuri schemi di risoluzione o ricapitalizzazione precauzionale, con la «mancata individuazione di un soggetto preposto al coordinamento». Qui Barbagallo ha fatto un riferimento al recente caso spagnolo del Banco Poular, dove grazie alla soluzione di mercato non si è posto il tema del coordinamento tra i decisori. In Italia a trovare una soluzione di mercato «ci abbiamo provato con Atlante e ci siamo resi conto di come sia complicato» risolvere le crisi.
Più in generale non sembrerebbe ancora superato, nel nuovo schema regolatorio, il nodo che ha tenuto in sospeso fino a oggi i lunghi negoziati per le crisi aperte: «manca una solida disciplina che, in caso di seri rischi per la stabilità sistemica, consenta di derogare su base temporanea ai limiti stringenti della disciplina degli aiuti di Stato» ha chiuso Barbagallo. Rispondendo infine a una richiesta di parere sull’idea avanzata dal presidente Giuseppe Vegas di escludere dal bail-in le obbligazioni bancarie retail fino a centomila euro, Barbagallo ha affermato laconico: «si tratta di una proposta Consob, non nostra».

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