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Bankitalia, la riforma passa al Senato

«È un importante risultato che, nonostante la votazione di oltre 400 emendamenti, ha premiato il buon lavoro del Senato e rafforzato la maggioranza». Così Federico Fornaro, senatore del Pd, ha commentato ieri l’approvazione in senato del Dl Imu-Bankitalia del quale era relatore. «Con questo provvedimento – ha spiegato Fornaro – si consegue l’obiettivo primario del rafforzamento della autonomia e dell’indipendenza della Banca d’Italia, vero e proprio bene pubblico inalienabile. Abbiamo affrontato anche il tema della rivalutazione delle quote di partecipazione (ferme al valore del 1936) e la parziale riforma della governance di Banca d’Italia al fine di mantenere sia nel breve e sia nel lungo periodo quell’equilibrio che ha assicurato in questi anni l’indipendenza dell’istituto».
Le modifiche più importanti apportate in Senato al testo, che andrà in Aula alla Camera il 20 gennaio prossimo, sono essenzialmente due, se si eccettua il fatto che le quote nominative sono state portate da 20 a 25 mila euro, in coerenza con l’autorizzazione ad un aumento di capitale, mediante utilizzo delle riserve statuarie, all’importo di 7,5 mld di euro. La prima innovazione riguarda l’italianità dell’Istituto e prevede che nel caso in cui i soggetti quotisti della Banca d’Italia «dovessero perdere il requisito di sede legale e/o di amministrazione centrale in Italia si dovrà procedere alla vendita delle quote a favore di un soggetto in possesso dei requisiti di territorialità» in Italia. Si tratta di un emendamento M5S all’articolo 4 del Dl «Fino alla vendita delle predette quote – si legge ancora nell’emendamento – rimane sospeso il relativo diritto di voto». Più in generale, sempre sulla “italianità” dei quotisti, si prevede che le quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia possono appartenere solo a «banche aventi sede legale e amministrazione centrale in Italia», «imprese di assicurazione e riassicurazione aventi sede legale e amministrazione centrale in Italia», «enti ed istituti di previdenza ed assicurazione aventi sede legale in Italia e fondi pensione» di diritto italiano. Il Consiglio superiore della Banca d’Italia, inoltre, potrà avere diritto di veto sui nuovi soci. In sostanza, la norma dà al Consiglio Superiore della Banca d’Italia il potere di verificare il «rispetto dei limiti di partecipazione al capitale”; la «ricorrenza dei requisiti di onorabilità in capo agli esponenti e alla compagine sociale dei soggetti acquirenti con riferimento ai rispettivi ordinamenti di appartenenza». «Ove tali requisiti non fossero soddisfatti – si afferma nel testo – il Consiglio annulla la cessione delle quote».
L’altra novità importante concerne la riduzione il tetto (dal 5 al 3%) della quota di capitale che ciascun partecipante può possedere, direttamente o indirettamente.L’Aula ha detto “sì” anche ad un’altra proposta di modifica in cui si dice che «ai fini del calcolo delle partecipazioni indirette si fa riferimento alle definizioni di controllo dettate dagli ordinamenti di settore dei quotisti».
Infine, Bankitalia dovrà riferire annualmente alle Camere in merito alle operazioni di partecipazione al proprio capitale e viene allungato da 24 a 36 mesi del periodo per adeguare le quote di partecipazione alle nuove regole. E’ passato, inoltre, un emendamento del governo che precisa che il nuovo statuto della Banca d’Italia è entrato in vigore lo scorso 31 dicembre e si applica al bilancio 2013.

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