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Bankitalia, inizia l’era Visco Draghi: siamo in buone mani

di Stefania Tamburello

ROMA — «Lascio la Banca in buone mani, la lascio con animo tranquillo»: Mario Draghi cede così il testimone a Ignazio Visco, che ieri dopo aver ricevuto l'unanime e positivo parere del Consiglio superiore di Bankitalia e il via libera del Consiglio dei ministri è stato nominato Governatore con il decreto del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
«Si conclude una vicenda travagliata» che si è però risolta «in termini che hanno suscitato il più largo consenso», sottolinea una nota del Colle, in cui si rileva «come tutte le personalità prese in considerazione per la nomina a Governatore fossero di alto livello e meritassero apprezzamento e rispetto». Così, prosegue la nota di Napolitano, «una istituzione di fondamentale importanza storica e attuale, e di grande prestigio internazionale, viene salvaguardata e rafforzata nella sua continuità, nel suo profilo e nel suo ruolo».
A Palazzo Koch, ieri, è stata dunque una giornata di saluti con l'addio di Draghi — che dal primo novembre si trasferirà a Francoforte per guidare la Bce e che domani svolgerà il suo ultimo intervento pubblico come governatore alla giornata del Risparmio — e il benvenuto a Visco. Per i dirigenti c'è stata anche una piccola cerimonia di commiato di Draghi che si è svolta nel Salone dei Partecipanti, quello delle Considerazioni finali, durante la quale Visco, a nome del Direttorio, ha regalato a Draghi una penna d'oro del 1920.
Nel suo saluto al Consiglio superiore il prossimo presidente della Bce ha ripercorso i passaggi più importanti della Banca nel corso dei suoi quasi sei anni di governatorato. E ha sottolineato «lo straordinario contributo di professionalità e di dedizione personale che le strutture della Banca hanno dato per fronteggiare la grave crisi che ha colpito l'economia mondiale dal 2007». Dalla Vigilanza, la cui «capillare azione» ha consentito al sistema bancario di «fronteggiare adeguatamente la crisi senza bisogno di gravare sulle risorse pubbliche» alle strutture operative della banca centrale «che hanno gestito con grande efficienza gli interventi di politica monetaria dell'Eurosistema». Dalla ricerca economica e finanziaria che «ha sorretto l'azione della banca sia all'interno che all'estero» all'intera struttura che si è profondamente riorganizzata.
L'autonomia della Banca ha infine detto Draghi, arrivando al punto del cambio delle consegne, «non è un concetto fine a se stesso», è un «elemento essenziale» nell'esercizio dei suoi poteri in cui è chiamata «a salvaguardare il bene comune essendo sempre percepita come imparziale». La lascio «con animo tranquillo». Il nuovo governatore «esprime quanto di meglio la Banca ha prodotto nella sua tradizione di formazione di autentici banchieri centrali. Il Direttore generale lo affiancherà in questa fase di transazione con lo spirito di collaborazione e di dedizione che la Banca ha sempre mostrato. Le strutture sono sane e forti. A tutti va la mia gratitudine».
Nel corso della riunione del Consiglio, così come ha riferito il consigliere anziano Paolo Blasi, è stato anche «espresso apprezzamento per il grande senso istituzionale dimostrato da Saccomanni che era il candidato naturale alla successione e che è stato sacrificato da fattori esterni». Ma che resterà al suo posto. Visco, ha ancora riferito Blasi, ha detto a Saccomanni che da lui ha imparato molto in questi anni facendone il vice e Saccomanni a sua volta ha detto a Visco che sarà orgoglioso di continuare a svolgere il proprio ruolo.

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