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Bankitalia in pressing sulle Bcc «Riforma necessaria e urgente»

«La riforma del credito cooperativo è necessaria e urgente perché le Bcc possano continuare ad esistere come tali nell’attuale contesto economico e regolamentare, operando come banche sane in una corretta relazione con i territori di riferimento». A far capire con chiarezza che non c’è tempo da perdere per il varo di una nuova normativa è stato ieri il capo della Vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo, durante un seminario organizzato dalle commissioni Finanze di Camera e Senato. Per le Bcc occorre dunque «rimuovere gli ostacoli alla rapida capitalizzazione, creare le condizioni per una maggiore efficienza, migliorare i meccanismi di governo societario». Anche perchè , come ha spiegato il dirigente di via Nazionale, alla fine del 2014, il rapporto tra partite deteriorate e totale dei prestiti delle Bcc, espresso in valori lordi, era mediamente pari al 18%(10,4% nel 2011). Si tratta di un dato medio; dunque, ha precisato Barbagallo «vi è un numero non trascurabile di Bcc che si posiziona sopra tale valore». Tuttavia, anche le sole sofferenze sono salite in media al 9,1%, dal 4,5% del 2011 ; quanto al tasso di copertura dei crediti deteriorati, per le Bcc nel 2014 era al 36,5% contro un 44,4 % medio del sistema bancario. Ma ieri Barbagallo ha chiarito anche che «per risultare efficace, la riforma del credito cooperativo dovrebbe incentrarsi sul modello di gruppo cooperativo paritetico». «L’aggregazione in gruppi-ha affermato- potrà avere effetti positivi per tutte le banche di credito cooperativo, anche per quelle più efficienti e meglio gestite» .Il modello che auspica via Nazionale é quello di una capogruppo con la natura di Spa, con un requisito minimo di capitale «non troppo elevato» per non creare una barriera all’entrata,cioè un impedimento alla nascita di più gruppi. Questo requisito, è stato osservato ieri «può essere fissato direttamente dalla legge» mentre alle norme secondarie potrebbe essere demandata la possibilità di incrementarlo. Per salvaguardare la mutualità, inoltre, «è opportuno che le Bcc detengano una partecipazione maggioritaria nella capogruppo». L’esponente della Banca d’Italia ha aggiunto che in tal modo «i margini di autonomia delle Bcc più virtuose sarebbero più ampi». Occorre inoltre prevedere che, in sede di prima applicazione della riforma, i gruppi si costituiscano per iniziativa delle aspiranti capogruppo- Spa e delle Bcc che ad esse fanno riferimento e che sia successivamente possibile, per ogni Bcc, chiedere l’ammissione a uno dei gruppi costituitisi, da ottenere, entro breve tempo, alle stesse condizioni stabilite per gli aderenti originari (con una clausola di opting-in).La riforma, peraltro, dovrebbe prevedere anche la clausola di uscita di una Bcc dal sistema cooperativo (opting out). Al seminario è intervenuto anche il sottosegretario al l’Economia Pierpaolo Baretta, che si è augurato di arrivare a un decreto «largamente condiviso» tenendo conto che «prima si fa meglio è». Anche il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, ha espresso l’augurio che il governo accolga le proposte avanzate dall’associazione nazionale ed ha sottolineato l’importanza di arrivare alla riforma in tempi rapidi. «Ci auguriamo che il Governo possa accogliere le nostre proposte ed emanare – quanto prima – l’atteso provvedimento legislativo, al fine di dare certezza agli obiettivi condivisi e consentire subito l’avvio di un dibattito parlamentare».

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