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Bankitalia: il sistema acceleri il taglio-costi

È stato un giro di tavolo tutt’altro che accademico quello che si è svolto ieri al piano nobile di Palazzo Koch, fra il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, accompagnato dal direttorio della Banca d’Italia, e i vertici delle maggiori banche e dell’Abi. All’incontro di ieri mattina hanno partecipato infatti Federico Ghizzoni (Unicredit), Tommaso Cucchiani (Intesa San Paolo), Fabrizio Viola (Monte dei Paschi di Siena), Victor Massiah (Unione di Banche italiane), Francesco Saviotti(Banco Popolare) e Alberto Nagel (Mediobanca), oltre al presidente dell’Abi Giuseppe Mussari e al direttore generale dell’Associazione di Palazzo Altieri, Giovanni Sabatini.
Tema obbligato della discussione era capire quali siano gli effetti di una recessione, interna e internazionale, che non sembra ancora aver trovato il suo punto di svolta, sui bilanci delle banche. Proprio ieri Moody’s ha confermato l’outlook negativo per il settore in Italia, afflitto da «condizioni operative ancora difficili, un ulteriore rapido deterioramento della qualità degli asset, una redditività ancora debole, un accesso ristretto al mercato del rifinanziamento», condizioni che per l’agenzia di rating «si sono intensificate nel corso del 2012 e rischiano di continuare».
Le preoccupazioni espresse dai banchieri riuniti ieri presso la Banca d’Italia riguardano proprio il rischio di una caduta di redditività dell’attività creditizia core, quella non legata al trading finanziario, destinata a durare. La recessione significa infatti domanda di credito bassa e rischi creditizi in aumento, hanno sottolineato i banchieri, che lamentano anche una fiscalità particolarmente gravosa a fronte delle svalutazioni di crediti deteriorati. Già, perchè il punto evidenziato dagli esperti della vigilanza e del direttorio è quello esposto dal governatore anche alla giornata del Risparmio: la congiuntura negativa ha fatto crescere per le banche la consistenza dei crediti deteriorati, ovvero l’insieme di sofferenze, incagli, esposizioni ristrutturate o scadute. Un insieme eterogeneo al suo interno che nello scorso mese di giugno rappresentava però il 12,3% dei prestiti alla clientela. Non si tratta ancora di una situazione anomala rispetto ad altre recessioni già vissute dal nostro Paese e nel confronto internazionale probabilmente questi numeri risultano elevati anche perché riflettono una specificità nazionale, ovvero il fatto che in Italia i criteri contabili adottati dalle banche nel classificare i prestiti deteriorati sono allineati a regole prudenziali particolarmente severe. Un aspetto, quest’ultimo, che con ogni probabilità gli uomini di Banca d’Italia avranno rammentato anche agli esperti del Fondo monetario internazionale, in questi giorni in visita nel nostro Paese per il Fsap (Financial Sector Assessment Program), il check-up del sistema finanziario italiano.
Tuttavia, ha sottolineato ieri con decisione Banca d’Italia nel dialogo con i banchieri, la situazione dei crediti deteriorati è una situazione da affrontare, aumentando quelle che tecnicamente vengono chiamate le coperture, cioè gli accantonamenti a fondi rischi e le rettifiche di valore a fronte delle perdite subite; e occorre farlo subito, già nei bilanci bancari del 2012 (non a caso nelle scorse settimane sono stati avviati numerosi accertamenti ispettivi proprio allo scopo di verificare, banca per banca se esista un gap nella percentuale di copertura da colmare). Senonché oggi, è stato ricordato dai banchieri, le svalutazioni su crediti sono deducibili, in ciascun esercizio, solo entro il limite dello 0,3% del valore dei crediti risultanti dal bilancio, mentre l’eccedenza rispetto al limite dello 0,3% è deducibile in quote costanti nei 18 esercizi successivi. «La riunione ha confermato la necessità di assicurare l’adeguatezza dei processi di individuazione e gestione dei crediti anomali e delle relative politiche di accantonamento» fa sapere, in ogni caso, Bankitalia.
L’altra raccomandazione che per Visco e i suoi collaboratori resta imprescindibile riguarda, come hanno spiegato ieri anche fonti della Banca d’Italia, «la necessità di proseguire con decisione nei processi di ristrutturazione aziendale volti al contenimento dei costi fissi, anche mediante interventi di razionalizzazione delle reti distributive».
Ieri si è discusso anche della situazione dei soggetti economici che ottengono il credito ed è emerso che la recessione ha peggiorato la situazione finanziaria di imprese e famiglie: un peggioramento che è più forte per le aziende e più contenuto per le famiglie. Tra gli aspetti positivi che alleggeriscono un quadro macroeconomico cupo c’è il fatto che in Italia sono assenti i segni di una «marcata sopravvalutazione del mercato immobiliare» ovvero la bolla in Italia non c’è e per ora hanno frenato molto solo le compravendite. L’altro aspetto positivo è la solidità della base di raccolta al dettaglio ovvero, essenzialmente, i depositi; inoltre, il funding gap delle banche italiane sulla provvista estera all’ingrosso, con l’attenuazione della crisi dei debiti sovrani, si è ridotto (ma è tuttora pari a 185 miliardi).

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