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Bankitalia: il debito calerà senza manovre aggiuntive

ROMA — Incertezza, tanta, e rischi, tutti al ribasso. Fatte queste due premesse che dominano l’intera analisi, la situazione dell’Italia che emerge dal rapporto sulla stabilità finanziaria elaborato da Bankitalia è senza dubbio in via di miglioramento. Tanto che il rapporto tra il nostro alto debito e Pil (prodotto interno lordo pari a circa il 123% nel 2012) potrebbe cominciare a ridursi già nel 2013, senza misure aggiuntive anche se i tassi dovessero aumentare e la crescita rallentare rispetto alle attese. Sono poi significativi, dicono gli economisti di Via Nazionale, i progressi registrati sul mercato del debito sovrano, anche se le tensioni delle ultime settimane, «nate fuori dall’Italia», ne hanno ridimensionato la portata. Le condizioni del credito bancario, in terzo luogo, si stanno normalizzando anche se i prestiti alle imprese, frenate dalla recessione, riprenderanno a crescere nella seconda parte dell’anno. La crisi ha colpito anche le famiglie che si sono impoverite ma che si sono indebitate poco frenando così la loro vulnerabilità finanziaria: nel 2011 i costi per pagare i debiti sono rimasti «stabili all’11% del reddito disponibile» mentre per il 2012 si profila «un lieve aumento».
Il collocamento dei titoli di Stato sul mercato, infine, si è svolto con regolarità anche nella fase buia di fine 2011. Nei primi mesi del 2012, impegnativi per la quantità di emissioni da collocare, il risultato è stato ottenuto a costi decrescenti raccogliendo il 40% delle risorse dell’intero anno. In particolare il costo medio di emissione è sceso al 3,01% tra gennaio e metà aprile dal 5,47% del trimestre precedente. In aprile sono riprese però le tensioni che hanno fatto di nuovo lievitare i rendimenti come ha confermato anche l’asta di ieri dei Bot a sei mesi per 8,5 miliardi: la domanda è stata altissima, pari a 14,5 miliardi, ma il tasso di aggiudicazione è stato dell’ 1,77%, lo 0,65% in più dell’1,12% di fine marzo, ma inferiore alle attese degli operatori. Sul secondario, l’effetto dell’asta è stato dunque positivo, e il differenziale di rendimento tra Btp decennali e Bund tedeschi di uguale durata, che aveva superato i 400 punti, è tornato a 393 punti in un contesto comunque ancora nervoso per le incognite della politica europea. Lo spread tra Btp e Bund «resta alto» – ha osservato ancora il rapporto Bankitalia – soprattutto però a causa dei tassi «eccezionalmente bassi» dei titoli tedeschi che testimoniano l’insistenza della speculazione contro l’euro e la costruzione europea. Le Borse hanno viaggiato contrastate: Londra ha guadagnato lo 0,52%, Francoforte lo 0,53% mentre Parigi ha segnato una perdita dello 0,13% seguita da Milano in negativo per lo 0,66% e da Madrid per il 1,29%.
La situazione economica e finanziaria dell’Italia, anche nel contesto internazionale esaminato negli incontri del G20 e del Fmi della scorsa settimana a Washington, è stata al centro del colloquio tra il capo dello Stato, Giorgio Napolitano e il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Il quale aveva in precedenza incontrato in Banca d’Italia il ministro per lo Sviluppo Corrado Passera.

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