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Bankitalia: «Il catasto crea iniquità»

Il catasto immobiliare «tende a favorire i contribuenti più ricchi» per il divario esistente tra valori catastali e prezzi di mercato che potrebbe generare «fenomeni di iniquità». A puntare l’indice contro il catasto, evidenziando la necessità di interventi, sono gli esperti della la Banca d’Italia, ascoltati ieri in audizione alla commissione Finanze del Senato.
Gli esperti di via Nazionale Alessandro Buoncompagni e Sandro Momigliano hanno passato al setaccio i meccanismi di tassazione immobiliare e messo in risalto come «le interferenze tra la politica tributaria nazionale e la fiscalità locale rendano il prelievo opaco per il contribuente». Per superare questo – viene proposto – bisognerebbe destinare ai Comuni l’intero gettito Imu.
L’Imu e l’arrivo dell’aumento dei coefficienti catastali, ricorda Bankitalia, hanno avuto molti effetti. Ad esempio, «un forte aggravio per le imprese», rispetto al pagamento dell’Ici. Il prelievo, per loro, è salito a 10 miliardi, senza considerare i terreni e le aree edificabili. È un tema su cui si registra un’apertura del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni che ha ipotizzato, dopo la sospensione dell’Imu sui capannoni, la possibilità di dedurre questa imposta sui beni strumentali dal reddito d’impresa.
Ma è la questione dell’equità il primo nodo da affrontare. Gli effetti distorsivi – spiega Bankitalia – creano «iniquità» per uno strumento che è stato aggiornato l’ultima volta nel 1990 e che attualmente registra valori molto lontani da quelli di mercato (peraltro ora in calo: si stima una riduzione del 2% l’anno per il biennio 2013-14). Sarebbe allora necessaria una «spedita revisione» che «avrebbe effetti positivi sul piano distributivo». Il processo di revisione, peraltro, potrebbe richiedere «tempi abbastanza lunghi, stimati nell’ordine di un quinquennio».
Intanto, però, si potrebbe anticipare qualche modifica con «meccanismi che attenuino disparità di trattamento ingiustificati». Dal canto suo, l’Abi non ha nascosto nell’analoga audizione a Palazzo Madama le difficoltà nell’erogazione dei mutui e ha chiesto per questo una serie di interventi di tipo finanziario e fiscale: l’adozione di fondi per favorire i mutui alle giovani coppie o per l’edilizia “verde”, ma anche per garantire i più bisognosi, come i lavoratori precari.
Interventi servirebbero anche sul fronte della tassazione, ha spiegato ieri il dg dell’Associazione, Giovanni Sabatini. Ad esempio aumentando il tetto di 4.000 euro per gli interessi ai fini delle detrazioni sui mutui prima casa o un’ulteriore allargamento delle detrazioni per le ristrutturazioni. «Occorrerebbe aggiornare anche la soglia di detraibilità degli interessi passivi per i mutui contratti per ristrutturazioni edilizie equivalenti alla costruzione dell’immobile, fermi a 2.582,28 euro».
Anche la Confedilizia, che ha ricalcolato l’impatto delle imposte sulla casa – una montagna di 51,3 miliardi -, nell’audizione di ieri avanza proposte da attuare con urgenza. Sarebbe necessaria un’aliquota agevolata al 4 per mille per l’Imu sugli immobili affittati e una riduzione del 70% dell’imponibile per le imposte sui redditi da locazioni. La confederazione, infine, chiede un nuovo rinvio della Tares, considerata «iniqua e di dubbia costituzionalità», nonché l’eliminazione della maggiorazione per i servizi indivisibili previsti da questa nuova tassa.

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