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Bankitalia: giù redditi e consumi Fmi: allarme credito per l’Italia

La ripresa ancora non si vede e l’incertezza politica non aiuta. Dopo uno scivolone del 2,4% nel 2012, il calo del Pil rallenta ma il clima delle imprese non migliora, i consumi e i redditi scendono, la disoccupazione galoppa mentre le entrate, che hanno come componente- chiave la pressione fiscale, sono al 48,1% del Pil, oltre il record del 1997, l’anno dell’Eurotassa. Servono politiche economiche “efficaci e credibili” per interrompere la spirale recessiva che fiacca il paese “quasi ininterrottamente dal 2008”, incalza la Banca d’Italia nel suo Bollettino economico. Il documento rimbalza a Washington, dove oggi è atteso il governatore Ignazio Vinonsco, in contemporanea con un report dell’Fmi. Dice che il credito si contrae in Italia e in Spagna. Avverte che quello alle piccole imprese è “una priorità” e che lo sblocco dei debiti della pubblica amministrazione è salutare. E, ultimo, assicura che le banche italiane sono solide. In questo clima si registra l’apertura del titolare della Bundesbank, Jens Weidmann, sui tassi: la Bce — ecco il succo — potrebbe tagliarli se i dati su inflazione e crescita lo giustificano.
Come è consuetudine, gli esperti di Visco fanno un bilancio della situazione del paese, il primo del 2013 che suona così: i dati e le inchieste congiunturali “non prefigurano una imminente svolta”. Significa che la recessione continua a mordere, che bisogna soffrire ancora. Il documento tratteggia una realtà che resta complessa e delicata. La produzione industriale, per esempio, si è stabilizzata nel primo trimestre, grazie al buon andamento delle vendite all’estero, ma nel complesso del 2012 il calo è stato del 6,1%. Né si prefigura “una inversione della fase ciclica nel breve termine”. Gli investimenti risentono della debolezza della domanda. Il comparto delle costruzioni resta negativo.
E ancora: nel quarto trimestre 2012 è continuato il calo dei consumi e «la tendenza sarebbe proseguita nel 2013, riflettendo le ancora fragili aspettative delle famiglie». Dalla metà del 2011 i consumi hanno segnato un calo del 5%, il doppio di quello registrato nella recessione 2008-2009; si riduce il reddito disponibile (sceso del 4,8% in termini reali nel 2012). «La dinamica negativa dei redditi e la forte incertezza sulle prospettive economiche e occupazionali delle famiglie continuano a influire sulla spesa per consumi”, si legge nel testo. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’11,6%; tra i giovani è al 39%, il massimo dal 1992. E le imprese prevedono nuove perdite di posti di lavoro in primavera. Tra gennaio e marzo le ore di Cassa integrazione autorizzate sono aumentate del 12%. In Emilia, i posti di lavoro persi per via del sisma sono 4800. Le retribuzioni reali continueranno a flettere.
Di nuovo giù anche i prestiti a famiglie e imprese, pur se ad un ritmo più lento. É l’allarme lanciato anche dall’Fmi, favorevole allo sblocco del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione. Con questa mossa, secondo la Banca d’Italia, il Pil potrebbe crescere dello 0,5-0,7% tra quest’anno e il prossimo. Per la Confindustria, con rimborsi immediati, il balzo potrebbe essere dell’1,4% in cinque anni. In Italia, comunque, il costo del credito è più alto di un punto rispetto alla media Ue.
I conti pubblici vanno bene, l’aumento dell’avanzo primario (al netto degli interessi) permetterà di stabilizzare il rapporto debito- pil nel 2014. Nella valutazione degli operatori gli effetti dell’incertezza politica sono stati attenuati dai progressi di finanza pubblica compiuti nell’ultimo anno.

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