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Bankitalia, Gentiloni «garantirà l’autonomia»

«Sul tema della Banca d’Italia le decisioni del presidente del Consiglio saranno basate sulle prerogative a lui attribuite dalla legge ed ispirate esclusivamente al criterio di salvaguardia dell’autonomia dell’Istituto». La nota ufficiosa di Palazzo Chigi arriva di prima mattina, dopo la lettura dei giornali che descrivono un clima di gelo tra Paolo Gentiloni e Matteo Renzi dopo il “siluro” lanciato contro il governatore della Banca d’Italia con la mozione di maggioranza, approvata dalla Camera martedì, che chiede di fatto discontinuità proprio nei giorni in cui scade il mandato di Vincenzo Visco. Più tardi arriva la blindatura della sottosegretaria alla Presidenza Maria Elena Boschi, descritta in alcuni retroscena come l’agente renziano nel governo che avrebbe agito all’insaputa del premier: «Boschi gode della piena fiducia del presidente del Consiglio». Una precisazione, sembra, chiesta dalla stessa sottosegretaria e che evidenzia – al di là di come siamo andate le cose (è un fatto che il premier non fosse a conoscenza della prima versione della mozione, molto dura contro Visco, e che sia intervenuto in un secondo momento tramite Renzi per smussare il testo) – la volontà di Gentiloni di tenere distinti i due piani, quello del rapporto con il Pd e il suo leader e quello istituzionadella scelta sulla successione in Bankitalia.
Gentiloni non vuole che lo scontro già esplosivo su Bankitalia si riverberi sul governo né nei suoi rapporti con Renzi. Quindi di qui a una settimana – quando sarà fatta la scelta, probabilmente nel Cdm del 27 ottobre – il premier si muoverà su due piani distinti: da una parte lavorare per l’autonomia di Bankitalia, dall’altra tenere a bada l’irritazione, sua personale, e i veleni con scambi di accuse che girano anche dentro il governo. Sull’esito della scelta, confermare o no Visco alla guida di Bankitalia, pesano i noti pro e contro. E autonomia di Bankitalia non significa automaticamente la riconferma di Visco. Anche l’ipotesi di una successione interna, come quella del direttore generale Salvatore Rossi (nome gradito a Renzi) o del vice Fabio Panetta, è sul tavolo.
Intanto Renzi mantiene il punto e rilancia. Da una parte nega di aver agito all’insaputa di Gentiloni e ricorda come le sue posizioni sulla mancata vigilanza di Bankitalia nelle recenti crisi bancarie siano note da tempo («le nostre telefonate sono costanti, tutti sapevano tutto: Gentiloni mi ha chiesto di cambiare il testo e ho detto di sì»); dall’altra prende le distanze da una decisione che non spetta a lui e contemporaneamente non molla la presa («non faccio nomi, la riconferma di Visco non sarebbe una mia sconfitta. Ma sto dalla parte dei risparmiatori e dei loro diritti, non del galateo istituzionale. Mi aspetto che la commissione d’inchiesta sulle banche ci riservi sorpresine»).
Di certo l’allusione di Renzi alla commissione di inchiesta sulle banche, che dovrebbe audire Visco a novembre, non aiuta a svelenire il clima. Appesantito anche dalla presa di posizione del leader Fi Silvio Berlusconi: «Certamente la Banca d’Italia non ha svolto il controllo che ci si attendeva, non sono del tutto senza senso le volontà di un controllo su quello che si è verificato», ha detto.
Il fatto è che Renzi, come pure Berlusconi, ha lo sguardo rivolto alla campagna elettorale e non ha intenzione di lasciare al M5S la “crociata” contro le banche e i cosiddetti “poteri forti”. Il leader del Pd rivendica il diritto del suo partito a dire la sua e pensa di essere in sintonia con l’opinione pubblica e, indipendentemente dalla scelta che farà Gentiloni, ha voluto prendere le distanze e non essere per così dire indicato come corresponsabile di una eventuale riconferma dei vertici di Bankitalia. «Non capisco questo putiferio. Il principio che “chi ha sbagliato paghi” sulle banche non può dividere il Pd: la sinistra sta con i risparmiatori, non con i salotti buoni», replica Renzi ai tanti del Pd che hanno espresso dissenso, da Walter Veltroni a Luigi Zanda ad Andrea Orlando fino al padre dell’Ulivo Romano Prodi («mozione improvvida»).
Sulla vicenda interviene intanto il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, che a chi gli chiedeva se la mozione del Pd indebolisse Banca d’Italia ha risposto: «L’importante è avere le giuste persone in Europa». Messina ha citato tra l’altro il ruolo svolto dal vicedirettore di Bankitalia Fabio Panetta, uno dei possibili successori di Visco nel caso in cui non venisse riconfermato, nella vicenda dell’addendum proposto dalla Bce per quanto riguarda le norme sulla copertura dei crediti in sofferenza: «Panetta sta svolgendo un’azione di forte difesa di quelli che sono i razionali sottostanti a questo addendum. Avremmo bisogno di più persone che lo facciano».

Emilia Patta

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