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Bankitalia frena sulla rivalutazione del Pil «illegale»

Sarà una grande trasformazione di natura statistica, che renderà tutti i Paesi europei pienamente confrontabili ma di sicuro non cambierà i connotati dell’economia italiana. La rassicurazione sul fatto che i nuovi standard di contabilità nazionale Esa 2010, in uso a partire da ottobre prossimo, non comporteranno alcuno stravolgimento rispetto ai fenomeni economici che già conosciamo, belli o brutti che siano, viene dalla Banca d’Italia.
Via Nazionale, in quanto grande produttore oltre che grande utente di statistica, è infatti interessata al pari dell’Istat nella gestione dei nuovi sistemi contabili e ieri ha dedicato alla questione un seminario scientifico di approfondimento. L’aspetto che sinora ha maggiormente attratto l’attenzione dell’opinione pubblica è il fatto che, su sollecitazione di Eurostat, verrà inclusa nei conti nazionali una stima dell’economia illegale (che è in corso di elaborazione da parte dell’Istat) e che riferimenti a questa stima verranno inclusi anche nella nostra bilancia dei pagamenti, con particolare riferimento a: droga, prostituzione e contrabbando delle sigarette.
Gli effetti di una stima dei flussi di droga sul conto corrente della bilancia dei pagamenti avranno un impatto contenuto sul saldo merci che sarà maggiore sul lato dell’import, fanno sapere gli esperti; la prostituzione, invece, nelle convenzioni contabili viene descritta come un’attività svolta per definizione da persone che risiedono nel paese. Dunque avrà un impatto nullo sulla nostra bilancia dei pagamenti; quanto al contrabbando di sigarette, anch’esso avrà un impatto contenuto sui conti con l’estero e si vedrà solo nei numeri relativi alle importazioni. Di sicuro, non bisogna nutrire particolari attese di rivalutazione del Pil per effetto dell’inclusione di queste tre poco commendevoli attività.
A questo proposito, gli esperti di Bankitalia hanno tenuto a ridimensionare una stima, prodotta dagli economisti del servizio studi di Palazzo Koch in un “Temi di discussione” di qualche anno fa, che cifrava al 10% del Pil italiano l’ammontare della attività criminali. Si tratta solo di un’ipotesi formulata da un lavoro scientifico sicuramente valido, ma che difficilmente può essere poi assunto in toto nella contabilità nazionale redatta dall’Istat. Secondo Via Nazionale «sono stime che vanno ridimensionate e che ora è difficile avanzare ma sicuramente l’impatto sarà molto più contenuto». Quel lavoro infatti prendeva in considerazione l’uso del contante mettendolo in relazione con le economie delle diverse province e gli indicatori di evasione e criminalità. Un metodo che non può essere utilizzato per la redazione dei conti nazionali. Tra l’altro gli standard contabili di Eurostat che comprendono le attività illegali frutto di “consenso fra le due parti”. Escludono cioè le rapine e tutte le altre attività criminali. Insomma, non dovremo né sperare né vergognarci per un’ampia rivalutazione del prodotto interno lordo italiano dovuta al ruolo dell’economia illegale, che sarà al massimo tra l’uno e i due punti percentuali di Pil. Invece, come fa notare l’Istat, ci saranno anche Paesi dove, per effetto delle modifiche contabili introdotte da Esa 2010 nella voce ricerca e sviluppo, il livello del Pil schizzerà ben più in alto, fino al 5 per cento.
Anche se, a voler essere maliziosi, si potrebbe osservare che con questi chiari di luna, non sarebbe una iattura contabile se da noi emergessero 20 o 30 miliardi di prodotto in più rispetto a un ammontare di Pil nominale italiano che tuttora non vuol crescere, per effetto di prezzi ed economia anchilosati. Di certo, poi, non cambieranno i connotati dell’economia italiana altre modifiche degli standard contabili europei. Gli economisti della Banca d’Italia hanno calcolato che i cambiamenti sul conto corrente della bilancia dei pagamenti potranno essere dell’ordine dello 0,1- 0,2% del Pil mentre sui flussi lordi di import ed export si poterebbe avere un impatto dell’1% del Pil. Potrebbe inoltre peggiorare di mezzo punto di Pil la posizione netta sull’estero dell’Italia (oggi negativa per circa 30 punti percentuali) perché i diritti speciali di prelievo verranno inclusi fra le passività. Ma resteranno intatte le tendenze positive di fondo dell’economia italiana, come quella del rinnovato afflusso di capitali dall’estero o il forte miglioramento di parte corrente della nostra bilancia dei pagamenti (che tra il 2010 e il 2013 è passato da un deficit del 3,4% sul Pil a un attivo dell’1%).

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