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Bankitalia: frena la fiducia delle imprese con Omicron

La quarta ondata (ma non solo) modifica, in peggio, le attese delle aziende italiane sulla situazione economica. Dall’indagine condotta dalla Banca d’Italia tra il 23 novembre e il 15 dicembre 2021 presso le imprese italiane dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti, «i giudizi sulla situazione economica generale e le attese sulle proprie condizioni operative nei primi tre mesi del nuovo anno sono meno favorevoli rispetto al periodo precedente. La dinamica della domanda resterebbe robusta, ma i ritardi nelle catene di fornitura e la recrudescenza della pandemia comporterebbero rischi al ribasso sull’attività per più della metà delle imprese».

Si confermano quindi i due elementi da tempo segnalati come problematici: la ripresa dei contagi, in particolare con la comparsa della variante Omicron nell’ultima parte di novembre, e le strozzature nelle global chain value.

Poi c’è un’altra variante, i prezzi energetici, che associati ai ritardi nelle forniture spingono sui listini prezzi delle imprese, una pressione che proseguirà anche nei prossimi mesi. Per Bankitalia le aziende «hanno rivisto significativamente al rialzo i listini nell’ultimo trimestre del 2021 e le loro aspettative sull’inflazione al consumo sono salite ben oltre la soglia del 2 per cento su tutti gli orizzonti di previsione».

L’Istat nella nota sull’andamento dell’economia italiana di novembre e dicembre, osserva che «nel quarto trimestre, la fiducia di famiglie e imprese si è mantenuta su livelli storicamente elevati, prefigurando il proseguimento della fase espansiva che ha caratterizzato i mesi precedenti».

In Italia, a novembre, la produzione industriale ha mostrato «un deciso incremento che segue l’aumento della produzione del settore delle costruzioni nel mese precedente», e inoltre «è continuato il percorso di miglioramento del mercato del lavoro con una ripresa dell’occupazione e una riduzione della disoccupazione e dell’inattività». Un passaggio anche sui prezzi al consumo. schizzati appena sotto il 4% a fine anno (per energia e alimentari): «Nella media 2021, l’inflazione italiana è risultata comunque inferiore a quella della zona euro»: nella media del 2021 i prezzi al consumo sono cresciuti dell’1,9% rispetto al 2020, essenzialmente per effetto degli aumenti nel comparto energetico. Al netto di questi ultimi, nel 2021 l’aumento dei prezzi al consumo è lo stesso registrata nell’anno precedente (+0,7%). Il differenziale inflazionistico tra l’Italia e la media dell’area euro si è confermato negativo di otto decimi di punto.

Secondo l’indagine inoltre «i giudizi sulle condizioni per investire sono risultati più moderati: il saldo fra valutazioni di miglioramento e peggioramento è rimasto positivo ma si è ridotto a meno di un terzo rispetto ai livelli storicamente alti registrati nella rilevazione condotta fra agosto e settembre».

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