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Bankitalia esce dalle Generali

MILANO — Bankitalia cede il 4,5% di Generali al Fondo strategico italiano, controllato dalla Cdp: ieri il consiglio superiore di Via Nazionale ha approvato la proposta del direttorio dell’istituto di vigilanza, e oggi sarà la Cassa depositi a deliberare. Solo dopo quest’ultimo ok, a mercati chiusi saranno comunicati i dettagli dell’operazione, finora oggetto solo di indiscrezioni accolte da «no comment».
La vendita (che secondo alcune voci circolate sul mercato potrebbe anche non riguardare l’intera partecipazione) è stata disposta da Banca d’Italia per risolvere la questione del potenziale conflitto di interessi che si verrebbe a creare quando l’authority in gennaio assumerà la supervisione anche sulle compagnie assicurative con la costituzione dell’Ivass, di cui sarà presidente il direttore generale di Via Nazionale Fabrizio Saccomanni. L’operazione, che avrà luogo attraverso il conferimento delle azioni (il cui valore è di circa 900 milioni) e l’ingresso di Bankitalia nel capitale del Fsi con circa il 20%, sarà in realtà un «passaggio», sebbene non di breve periodo: la quota dovrà essere dismessa dal Fondo guidato da Maurizio Tamagnini nell’arco di un triennio.
Nel frattempo, per «rassicurare» i soci rilevanti del Leone, che hanno espresso timori sull’ingresso della politica a Trieste, visto che Cdp è controllata dal Tesoro per il 70% e per il 30% dalle fondazioni, il Fsi non interferirà nella governance della più grande compagnia di assicurazioni italiana, adottando per la specifica partecipazione (che lo renderà secondo socio a Trieste) il regolamento che si è data Bankitalia e garantendo così una continuità di prassi: non avrà perciò rappresentanti nel consiglio di amministrazioni di Generali né presenterà liste e per il voto adotterà i criteri di «neutralità» che Via Nazionale ha fatto propri anche esprimendosi negli ultimi anni in assemblea a fianco di Assogestioni. Neutralità sempre conservata tranne in rarissimi casi: il più noto è stato il disaccordo nell’aprile 2001 sulla sostituzione di Alfonso Desiata alla presidenza della compagnia, espresso con l’astensione in assemblea del rappresentante dell’istituto.
Banca d’Italia, a sua volta, diventerà azionista del Fsi ed è possibile che in cambio del pacchetto di Generali riceva azioni ordinarie del Fondo per 600 milioni e privilegiate per gli altri 300.
«Personalmente mi sento molto tranquillo», ha detto ieri Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit, primo azionista con l’8,6% di Mediobanca che a sua volta è il socio principale con il 13,2% del Leone di Trieste. «Da quanto leggiamo la cessione verrà fatta a Fsi e sarà gestita come partecipazione a medio termine. Sarebbe stato diverso in un’ottica di breve periodo ma, considerato che sarà un investimento strategico di medio termine, ciò dovrebbe dare garanzie a Generali».
La vendita della quota da parte di Bankitalia è una novità importante negli assetti del Leone, visto che l’istituto di vigilanza (al cui capitale Generali partecipa a sua volta con il 6,3%) è azionista «storico». Bisognerà vedere quali saranno le modalità del ri-collocamento da parte di Fsi: qualunque movimento su Trieste è guardato con attenzione dai mercati internazionali.

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