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Bankitalia: dal Recovery +2% di Pil Allarme debito della Corte dei conti

Utilizzare in pieno le risorse messe in campo con il programma Next generation EU significa assicurare all’economia nazionale una spinta espansiva di almeno due punti percentuali entro il biennio 2023-2024. Ma per farlo serve uno «sforzo sostanziale» sia sul fronte delle riforme da adottare sia su quello degli investimenti da finanziare. È quanto ha affermato Fabrizio Balassone, capo del Servizio Struttura economica della Banca d’Italia, nell’audizione davanti alle commissione Finanza e Bilancio di Camera e Senato sul Piano nazionale di ripresa e resilenza.

Le stime d’impatto macroeconomico di via Nazionale, aggiornate rispetto a quelle di settembre quando erano modulate solo sull’effetto “domanda” e dunque sul breve periodo, sono in linea con quelle indicate ieri anche dall’Ufficio parlamentare di Bilancio. E indicano una spinta un po’ più modesta di quella attribuita al Recovery Plan dal governo uscente, che mira a tre punti di Pil aggiuntivi nel 2026, a fine piano.

Gli esercizi sui numeri oggi sono inevitabilmente provvisori, anche per la revisione profonda del Piano che verosimilmente arriverà con il nuovo governo. Ma si concentrano sullo snodo chiave.

Perché alla spinta del Recovery è affidato il compito di rientrare da un debito spinto dalla crisi pandemica alle soglie del 160% del Pil. Un «compito arduo», ha avvertito sempre ieri in audizione la Corte dei conti, che ha anche lanciato l’allarme sul rischio che la maggiore spesa corrente prodotta dalle misure presenti nella bozza di piano possa «debordare oltre quota 30 per cento».

Nelle analisi offerte da Bankitalia e UpBilancio e magistratura contabile è giunta una piena convergenza sul nodo della “struttura di governo” che dovrà essere adottata per un’efficace gestione del Recovery Plan.

Gli effetti moltiplicativi degli interventi «saranno tanto maggiori quanto più sarà efficiente l’impiego delle risorse; per questo serve una netta discontinuità con il passato, una struttura di governo degli interventi adeguata alla complessità dell’impresa» ha detto Balassone. Mentre sul fronte delle compatibilità di finanza pubblica ha sottolineato come, nei primi anni di attuazione, il debito/Pil sia ancora destinato a crescere. Tanto è vero che Balassone ha esplicitamente sottolineato come l’attuazione del Piano debba essere collocata «nella prospettiva di una strategia di progressiva riduzione del peso del debito pubblico sul prodotto».

Nel testo presentato ma soprattutto rispondendo ai parlamentari l’esponente di Bankitalia ha insistito sull’aspetto più critico del piano: le riforse di struttura, su cui ancora mancano indicazioni precise. Le priorità indicate sono la Giustizia, con un apprezzamento al tentativo di ridurre l’arretrato che pesa sui Tribunali civili, e la Pubblica amministrazione, per la quale – ha affermato Balassone – servono riforma capaci di garantire efficacia procedurale oltreché interventi per ridurre il gap digitale rispetto all’Europa. E poi occorre investire su una nuova selezione di personale tecnico nella Pa, altro punto di convergenza con l’analisi dell’UpBilancio. «Occorre dare corso – ha affermato Balassone – a un insieme di riforme che possa sostenere il processo di sviluppo oltre il breve termine, migliorando l’efficacia dell’azione pubblica, l’ambiente in cui si svolge l’attività di impresa, il funzionamento del mercato del lavoro. Su questo le indicazioni presenti nella bozza del Piano non sono ancora adeguatamente sviluppate».

Sulle lacune della bozza di Recovery si concentrano anche le critiche sollevate dall’Upb, e dettagliate in cinque punti. I criteri che guidano la descrizione e l’allocazione delle risorse nei progetti, ha sottolineato l’Authority parlamentare dei conti, tradiscono una disomogeneità che segue l’estrema varietà dei settori interessati. Il collegamento con le riforme, che sono centrali nella filosofia comunitaria di Next GenerationEu, è «debole» e «generico», e mancano cronoprogrammi e indicatori sugli stati di avanzamento (le prime versioni non sono state aggiornate alla revisione del Recovery di gennaio). L’esigenza di accelerare sull’attuazione rispetto ai tempi normali per la Pa italiana, poi, apre a procedure speciali che non sembrano troppo attente a contenere i rischi di frodi e corruzione, e soprattutto sembrano disegnare un percorso parallelo che rischia di lasciare inalterati tutti i vizi dell’amministrazione ordinaria. Tutti temi su cui si dovrà esercitare subito la nuova revisione del Recovery.

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