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Bankitalia contro Siena: ci hanno nascosto le carte

ROMA — La Banca d’Italia non sapeva tutto. «La vera natura di alcune operazioni del Monte dei Paschi di Siena è emersa solo di recente, a seguito del rinvenimento di documenti tenuti celati all’Autorità di Vigilanza e portati alla luce dalla nuova dirigenza di Mps», dice una nota dell’Istituto di via Nazionale nella quale si conferma che la Vigilanza continuerà a tenere ben acceso il faro sulla banca senese.
Le operazioni «sono ora all’attenzione sia della Vigilanza sia dell’Autorità giudiziaria, in piena collaborazione», prosegue la nota, ma senza aggiungere di più perché «gli approfondimenti e le indagini sono coperti da segreto d’ufficio e da segreto istruttorio». La Banca d’Italia dunque non era a conoscenza, non certo dell’esistenza di contratti di derivati, ma di quel documento segreto che ne alterava la distribuzione dei rischi, trovato dall’amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola. E quindi della complessa operazione strutturata, messa in piedi dalla precedente gestione Mussari-Vigni in grado di determinare perdite non emerse e un potenziale impatto sul patrimonio. Fatti che se vengono tenuti nascosti, fanno sapere in via Nazionale, possono configurare il reato di ostacolo alla vigilanza peraltro già segnalato alla Procura di Siena che ha aperto un secondo filone di indagine, accanto a quello principale sull’operazione, causa di tutti i mali di Mps, dell’acquisto dell’Antonveneta effettuato nel 2008.
Ma come è possibile che a palazzo Koch, dove i problemi e le debolezze del Monte dei Paschi erano monitorati da tempo, si potesse ignorare, documenti segreti o no, la reale consistenza dei conti della banca? La domanda ieri è rimbalzata in molti commenti politici e di mercato, spingendo gli interrogativi all’indietro nel tempo fino appunto all’operazione Antonveneta. L’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che non ha mai amato l’ex governatore, non si è lasciato sfuggire l’occasione di un twitter: «Date consuetudine a scrivere lettere apostoliche e vecchia, vasta, competenza derivati, stupisce mancata lettera vigilanza Draghi a Siena». La storia dei mali di Mps, come quella dei controlli della Vigilanza, è dunque lunga ma la vicenda dell’acquisto di Antonveneta e dei capitali necessari per completarlo è stata seguita con attenzione dalla Banca d’Italia che, guidata allora dall’attuale presidente della Bce Mario Draghi, mise una serie di caveat denunciando anche in questo caso all’autorità giudiziaria comunicazioni non veritiere, come testimonia l’avvio dell’inchiesta della Procura. E comunque il Monte dei Paschi, finì sotto il costante controllo e monitoraggio della Vigilanza sin dal 2010 ovviamente, fanno rilevare a Palazzo Koch, nel rispetto dei poteri concessi dalla legge che non consente agli ispettori di via Nazionale di trasformarsi in poliziotti e di sequestrare documenti. In ogni caso, ha riferito nel luglio scorso in Parlamento il responsabile della Vigilanza Federico Signorini, la Banca d’Italia ha messo sotto pressione Mps ottenendo nell’aprile dello scorso anno «una chiara e decisa inversione di rotta» con l’azzeramento dei vertici e l’avvio di una profonda ristrutturazione» che ha portato all’uscita dalla banca di 106 dirigenti su 500. Forse nessuno si attendeva un percorso così accidentato e un compito di «pulizia» così complesso da parte dei nuovi amministratori, il presidente Alessandro Profumo e Viola, che comunque, rileva ancora la nota di Bankitalia «stanno cooperando con l’autorità giudiziaria e con la Banca d’Italia per accertare le passate circostanze». Non c’è quindi alcuna ragione, fanno sapere ancora in Banca d’Italia, di ipotizzare un commissariamento comunque non giustificato dalla situazione patrimoniale. Né di avere timori per la concessione di Tremonti bond alla banca senese. Anche la Consob fa sapere di aver mantenuto negli ultimi tempi sotto osservazione la banca della città del Palio, sollecitando le informazioni date al mercato dagli amministratori i quali già dal novembre scorso avevano focalizzato l’attenzione sui derivati in bilancio. Anche su richiesta della stessa Commissione che ha operato al fianco di Bankitalia e che per i prossimi giorni ha convocato i revisori dei conti e i sindaci.

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