Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bankitalia, i conti non tornano

Banca d’Italia rimandata all’esame di aritmetica. La traduzione in numeri della norma sui tassi effettivi di finanziamento creerebbe, infatti, problemi interpretativi, configurabili come «falsi matematici». In altre parole, in materia di usura il debitore non ha certezza del diritto. A fare il punto sulla questione legata ai costi di finanziamento è stato il laboratorio Giurimetrico della Sos utenti, tramite Andrea Sorgentone, intervenuto nel convegno tenutosi il 14 ottobre a Pescara, organizzato dall’Aiga, Associazione italiana giovani avvocati, sul tema «Contenzioso creditizio e giurimetria: Normativa, diritto e giurisprudenza». Obiettivo dell’incontro, mostrare la diversità tra le formule matematiche sfruttate per rilevare le statistiche dei tassi medi ex art. 51 Tub e quelle impiegate per rilevare i tassi medi ex legge antiusura 108/1996.

Giurimetria. La partita della traduzione giurimetrica delle norme antiusura (che uniscono la giurisprudenza alla matematica) si gioca sulle istruzioni fornite da Banca d’Italia. Ci sono difatti due formule usualmente applicate per la diversa sottoscrizione di contratto di finanziamento: la prima riguarda l’apertura del credito in conto corrente; la seconda, le operazioni di mutuo. Le due categorie sono indicate a loro volta come «operazioni che non hanno un piano di rimborso prefissato» e «operazioni che hanno un piano di rimborso fisso». Mentre questa seconda categoria risponde alla formula di matematica finanziaria del tasso interno di rendimento (Tir), le metodologie sfruttate per i crediti in c/c risultano meno lineari. Come fatto notare da Sorgentone, ponendo a confronto il Tasso effettivo globale medio (Tegm, indicatore del costo complessivo di un prestito) con la formula finanziaria relativa al tasso corrisposto dal mutuatario (Tir), il calcolo tramite Tegm risulta sempre inferiore a quello con Tir. Per riportare un esempio pratico, considerato un tasso nominale del 12% e Commissioni di massimo scoperto (Cms) trimestrali dello 0,5%, il tasso effettivo pagato tramite calcolo Tegm figura essere pari al 14%. Mentre il Tir, che va a sommare i costi effettivi e non i tassi, l’onere complessivo si porta invece al 16%. In altre parole, il Tegm, calcolato trimestralmente dal Ministero delle finanze di concerto con Banca d’Italia e reso pubblico tramite decreti ministeriali, potrebbe favorire il prestatore celando potenzialmente (con o senza dolo) l’eventuale usura. Ma non è il solo problema.

Il conteggio delle Cms. Ulteriore incertezza nel calcolo di quanto effettivamente dovuto dal debitore all’istituto del credito riguarda anche l’applicazione delle Commissioni di massimo scoperto, Cms. Come affermato dalla Corte di cassazione nella sentenza 12965/2016, per i rapporti bancari antecedenti all’1/01/2010 ai fini della valutazione del superamento del tasso soglia vigente tempo per tempo, le Commissioni di massimo scoperto non devono essere incluse nel calcolo del costo complessivo del mutuo o, se incluse per volontà del giudice, devono esser considerate andando a sommare al tasso globale medio le Cms medie (censite fino a giugno 2009, dopo la pubblicazione in G.U. del dm 149/2009). Tale via si configura però come contra legem, in quanto non andrebbe ad aggiungere interessi e oneri all’importo complessivo, come richiesto dall’art 644 cp, ma comporterebbe la somma dei tassi, come dimostrato dalla stessa Banca d’Italia nell’esempio contenuto nei dm di rilevazione dei tassi anti usura.

Tir vs Tegm. Una conferma della non correttezza dei calcoli mediante ricorso al Tasso effettivo globale medio giunge anche dal confronto diretto degli importi contenuti nei dm trimestrali con quelli pubblicati dall’istituto centrale nei bollettini statistici; questi ultimi calcolano i tassi medi sui dati forniti dalle banche (numeri debitori, interessi, Cms) con metodo matematico. A conti fatti, e contro le attese che presumerebbero un onere maggiore legato al calcolo tramite formula di matematica finanziaria, i tassi medi proposti dai bollettini statistici di Bankitalia presentano risultati inferiori a quelli svolti per mezzo del Tegm. Per fare un esempio, nell’ultimo bollettino di Bankitalia, datato 26 settembre 2016, il tasso medio per operazioni a revoca (categoria sovrapponibile alle aperture di credito in c/c) è risultato pari al 5,21% mentre nell’ultimo dm (con applicazione dal 1° ottobre al 31 dicembre 2016), ai fini della legge anti usura, il tasso medio delle aperture di credito oltre i 5 mila euro ha raggiunto, con calcolo Tegm, il 9,12%.

A fronte dell’evidenza che un errore di calcoli esista, le alternative per il giudice chiamato a valutare l’usura in concreto sono, o utilizzare in luogo dei Tegm i tassi rilevabili dai bollettini statistici, o utilizzare i tassi dei Tegm per il favor rei, in quanto maggiori di quelli reali, calcolando però il tasso effettivo del conto tramite i criteri di matematica finanziaria. Da ultimo, il giudice può utilizzare i tassi dei bollettini statistici non per accertare l’usura oggettiva, ma per verificare quella soggettiva conseguente allo squilibrio tra il tasso effettivamente richiesto e quello medio di mercato.

Banca d’Italia a riguardo non si è pronunciata.

Gloria Grigolon

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Contro le previsioni, anche il fondo Bluebell avrebbe raggiunto la soglia minima del capitale Mediob...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Doppio cda, per rispondere al governo. Oggi si riunirà prima Aspi, poi Atlantia. Non è detto che l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

llimity Bank ha finalizzato due nuove operazioni nel segmento 'senior financing' per un ammontare co...

Oggi sulla stampa