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Bankitalia e Consob si assolvono ancora Ma Via Nazionale chiede maggiori poteri

«Non possiamo intervenire sui prezzi, la banca potrebbe fare ricorso al Tar». «Non abbiamo il potere di ingiungere la correzione di falso in bilancio » . Alla Commissione d’inchiesta sulle banche ieri con l’audizione del capo della Vigilanza Carmelo Barbagallo sono emersi tutti i limiti dei poteri di controllo di Bankitalia sugli istituti di credito, proprio come era successo il giorno prima con il direttore generale della Consob Angelo Apponi. Apponi aveva spiegato che l’autorità di controllo dei mercati non può impedire l’emissione di un titolo; deve limitarsi a verificare che ci siano tutte le informazioni che possono essere utili ai risparmiatori: « Possiamo autorizzare anche la vendita di mele marce, purché si dichiari che sono mele marce » . Barbagallo ha anche chiarito che la Banca d’Italia non ha fatto e non avrebbe potuto fare alcuna « valutazione di opportunità » rispetto alla nomina di Marco Morelli ad amministratore delegato di Mps nel 2016, nonostante, quando era vicedirettore con delega al bilancio, l’avesse multato per mancate comunicazioni. Una legge del ‘99 stabilisce i parametri, e Morelli vi rientrava pienamente, soprattutto perché era stato assolto in sede penale dall’accusa di ostacolo alla vigilanza.
Tanto che la domanda ormai più ricorrente da parte di deputati e senatori s «ritiene che le autorità di vigilanza debbano avere maggiori poteri? » . Apponi ha spiegato che i poteri della Consob aumenteranno con la Mifid 2. Ieri Barbagallo ha risposto a questa stessa domanda tutte le volte che s stata posta, dando di volta in volta una risposta diversa: «Per Mps abbiamo impedito il peggio », «non ci sono solo queste banche, la nostra attività di vigilanza va valutata su tutte le banche italiane in questi anni » . Però alla fine ha detto che sì, sui poteri della Banca d’Italia «bisognerebbe probabilmente andare oltre » , sarebbe necessario dotarla «di altri poteri, magari sotto il controllo della Guardia di finanza. La Consob, ad esempio, ha questi poteri in alcuni casi». Perché «davanti alle irregolarità, non basta affidarsi alla perizia e alla capacità dei colleghi nel capire i problemi anche in via indiziaria » . Vale per i derivati camuffati da titoli di Stato delle operazioni Santorini e Alexandria e, prima ancora, per l’operazione Fresh, ai tempi dell’acquisto di Antonveneta. Dove il top management non si limitò a mentire, ma fece «dichiarare il falso al collegio sindacale e al responsabile della compliance».

Rosaria Amato

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