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Bankitalia conferma: il 2017 è partito in crescita

 La crescita dell’economia italiana prosegue. Certo siamo sempre ai decimali, +0,2 per cento nei primi tre mesi dell’anno, ma il segno è positivo e a compensare l’arretramento del manifatturiero ci pensa il settore dei servizi. Una crescita «moderata», stima la Banca d’Italia nel suo ultimo bollettino trimestrale, che potrebbe proseguire, perché i presupposti ci sono tutti. Cresce la quota di aziende che prevede di investire nel 2017 (14 punti pecentuali rispetto a chi pensa di diminuirli) e anche la competitività delle aziende italiane è migliorata dalla fine del 2014. E’ salita di circa il 3%, «grazie al deprezzamento dell’euro e alla debole dinamica dei prezzi interni».
Va bene anche sul fronte delle esportazioni, cresciute soprattutto nei paesi dell’Unione. E va meglio il mercato del lavoro: nel quarto trimestre del 2016 sono aumentati sia gli occupati totali (che avevano subito una battuta d’arresto nei tre mesi precedenti), sia le ore lavorate, anche se siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi. Migliora anche l’espansione del credito e se è vero che non vale per tutti i settori (le costruzioni continuano a soffrire), le famiglie iniziano a spendere come fosse diminuita la paura verso il futuro. Un quadro moderatamente positivo, quello illustrato dagli economisti di Via Nazionale, sul quale però si apre un grande punto interrogativo che pesa sul futuro e non solo per l’Italia: «Restano elevati – si legge nel Bollettino – i rischi derivanti dalla perdurante incertezza sul futuro orientamento delle politiche economiche». Il dubbio, non ancora sciolto, è sulle mosse che farà il presidente Usa Donald Trump, sia sull’annunciato pacchetto di stimolo fiscale, che dovrebbe rilanciare la produzione e gli investimenti statunitensi, sia sulla politica protezionistica inaugurata da Trump. Con un’economia mondiale che via Nazionale vede in ripresa, il «buy America», con cui Trump vuole difendere le imprese Usa, potrebbe «avere effetti negativi sugli scambi internazionali». Un rischio che potrebbe incidere anche sulle valutazioni degli investitori e di conseguenza aumentare la volatilità dei mercati azionari.
Barbara Ardù
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