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Bankitalia in Commissione: da noi anche errori

L’ammissione da parte di Bankitalia dell’«inopportunità» delle “porte girevoli” tra gli ispettori e le banche ispezionate, ma soprattutto il riconoscimento che ci possano essere stati errori nei controlli sugli istituti: «Non vogliamo dare l’impressione che ci autoassolviamo», precisa Carmelo Barbagallo.
Il capo della Vigilanza è il primo volto di Bankitalia che compare davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche e, in un’audizione di ben sei ore, affronta un tema su cui via Nazionale è stata molto contestata come l’azione sulle banche venete. Barbagallo lo fa parlando delle tante anomalie gestionali, a cominciare dalle «operazioni baciate», cioè i crediti concessi ai clienti per comprare azioni della banca, il cui valore è poi precipitato. Rivendica che è stata proprio la Banca d’Italia ad aver scoperchiato la crisi delle banche venete, non la Bce, e respinge le accuse di aver cercato di fare in modo che la Popolare di Vicenza acquisisse la Veneto Banca («Semmai pensavamo a una fusione alla pari », precisa).
Il capo della Vigilanza affronta anche la questione delle “porte girevoli”, che hanno portato alcuni ex dipendenti di via Nazionale verso gli istituti vigilati. La relazione scritta afferma che «la Banca d’Italia non incoraggia né auspica che propri dipendenti siano assunti dai soggetti vigilati», ma che, quando questo accade, «ciò non influisce sul corretto espletamento delle funzioni di vigilanza». Assicurazione che deve sembrare debole persino allo stesso Barbagallo, che a braccio aggiunge: «Sono in Banca d’Italia da 38 anni, in vigilanza da 35, penso di poterlo dire in scienza e coscienza». Poi esamina i casi emersi in questi giorni: la vicenda più eclatante è quella di Mario Lio, che «aveva ispezionato Banca Nuova nel 2003, nel 2004 è stato assunto. Non è opportuno, non mi piace, non credo che la Banca d’Italia lo gradisca». Ma «quando era avvenuto era legale, oggi non più». Imperturbabile, Barbagallo, persino quando qualcuno ipotizza in modo provocatorio che la Banca d’Italia possa pensare di corrompere la magistratura e viene subito stoppato dal presidente della commissione Pier Ferdinando Casini Anche per il direttore generale della Consob Angelo Apponi c’è un fuoco di fila di domande che dura tre ore; soprattutto quando emerge una certa difficoltà di collaborazione con via Nazionale riguardo ai prezzi gonfiati delle azioni in occasione degli aumenti di capitale: «La Consob ha utilizzato tutte le informazioni che sono state trasmesse», replica più volte Apponi. Si delinea dunque una frizione tra Consob e Banca d’Italia, che porta, dopo una raffica di domande che avevano ottenuto solo risposte generiche, a una risposta secretata del direttore generale. «Quello che avevo ipotizzato, che il protocollo tra voi e la Banca d’Italia non funzionasse appieno, ha trovato conferma. – rileva Bruno Tabacci (Des-Cd) – È come scoprire che le barzellette su polizia e carabinieri sono vere». Tanto che al termine della seduta Renato Brunetta chiede «una verifica incrociata tra le due agenzie di vigilanza».

Rosamaria Amato

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