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Bankitalia commissaria Banca Etruria

«Gravi perdite del patrimonio». È questa la ragione che ha spinto la Banca d’Italia a proporre l’amministrazione straordinaria per Banca Etruria. Proposta che il Ministero dell’Economia ha raccolto disponendo lo scioglimento del consiglio di amministrazione dell’istituto, già avvenuto nel pomeriggio di ieri proprio mentre il board era riunito per approvare i conti del 2014. Numeri che, a questo punto, passeranno prima sotto la lente dei commissari incaricati ossia Riccardo Sora (già commissario di Tercas) e Antonio Pironti, mentre Paola Leone, Silvio Martuccelli e Gaetano Maria Giovanni Presti sono stati indicati per il comitato di sorveglianza.
Un vero e proprio colpo di scena che, altro non è se non l’esito dell’attività ispettiva condotta dalla Vigilanza sui conti dell’istituto a partire dal novembre scorso. Ispezione che ha portato alla luce ulteriori «consistenti rettifiche sul portafoglio crediti». Tali da incidere sensibilmente sul patrimonio della banca sceso pesantemente al di sotto dei requisiti minimi previsti. In che misura, allo stato, non è ancora dato sapere. Quel che si è appreso è che le perdite sono state recepite dalla popolare aretina e questo ha eroso sensibilmente i mezzi dell’istituto. Gli ultimi dati disponibili parlano di un ammontare di crediti dubbi, tra sofferenze lorde e incagli, attorno ai 3 miliardi di euro. Cifra che, come detto, a valle dell’ispezione di Banca d’Italia, è stata ulteriormente arrotondata. Per comprendere meglio, se si guardano i dati dei nove mesi, le rettifiche nette di valore si sono attestate a 217 milioni, i soli crediti deteriorati valevano 1,66 miliardi contro un patrimonio netto di 534 milioni. Inevitabile il rosso da 126 milioni segnato a fine settembre.
Ora la palla passa ai commissari che cercheranno di capire come rimettere in sesto il bilancio della popolare, nota anche per essere stato uno storico intermediario dell’oro. La procedura di amministrazione straordinaria, sotto la supervisione di Bankitalia, avrà infatti il compito di «condurre l’attività aziendale secondo criteri di sana e prudente gestione e di individuare le iniziative necessarie per il superamento della crisi aziendale». In quest’ottica, quel che si precisa, è che durante la fase di commissariamento la Popolare che doveva diventare spa prima delle altre per convolare a giuste nozze proseguirà normalmente nella propria attività.
Detto ciò l’intervento di Banca d’Italia è l’ultimo step di una lungo confronto tra Banca Etruria e la Vigilanza partito ancora nel 2013. A valle della prima ispezione, sul finire del 2013, via Nazionale aveva chiesto all’istituto di partire a caccia di un partner di elevato standing che potesse favorire un riequilibrio dei conti, da promuovere anche con azioni di pulizia interna. Banca Etruria ha assunto l’impegno ma non ha portato a termine il compito. L’azione, evidentemente poco «tempestiva», ha innescato, complice un necessario monitoraggio di una situazione complessa, la seconda ispezione della Vigilanza le cui conclusioni sono ormai note.
Banca Etruria, va poi ricordato, è stata oggetto di cronaca anche per i forti sbalzi subiti dal titolo alla vigilia della riforma delle Popolari (si legga altro articolo in pagina). Non solo, vice presidente dell’istituto è Pier Luigi Boschi, padre del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi che ieri, su twitter, ha commentato così la notizia: «Il Governo su proposta di Banca d’Italia ha commissariato Banca Etruria. Smetteranno di dire che ci sono privilegi? Dura lex, sed lex». Parole, tuttavia, che non hanno stemperato i toni. Anzi. Il primo a intervenire è stato il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, che ha chiesto che il ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan riferisca in aula. A valle anche i commenti del presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Giorgia Meloni («Credo che anche il ministro Boschi dovrebbe dimettersi») e dei deputati del M5s («Chiediamo chiarezza su una vicenda che mina la credibilità e l’autonomia della politica»); mentre il collega del Pd Ernesto Carbone ha difeso l’operato di Palazzo Chigi («Su Banca Etruria l’intervento del Governo fa giustizia di sciacallaggio e strumentalizzazioni»).

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