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Bankitalia chiede a Intesa la semplificazione societaria

Da Bankitalia «hanno ribadito la loro indicazione su una semplificazione societaria, che è quello a cui stiamo lavorando». Così il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, interpellato dall’agenzia IlSole24Ore-Radiocor, ha descritto la seduta congiunta dei due consigli della banca che si è tenuta ieri mattina a Torino, nel corso della quale il direttore della sede di Banca d’Italia, Luigi Capra e il capo della Vigilanza, Carmelo Barbagallo, hanno letto il verbale conclusivo dell’ispezione condotta sull’istituto.
Con gli esami Bce prossimi alla fase finale, Via Nazionale sta chiudendo in questi giorni le ispezioni ai maggiori istituti. Il 12 maggio era stata la volta di UniCredit, ieri è toccato a Intesa: secondo quanto si apprende, dalla Vigilanza è stata promossa a pieni voti la gestione del credito del gruppo insieme alla situazione patrimoniale; successivamente, la Vigilanza si è soffermata anche sul tema del controllo dei rischi, nonchè sulla struttura delle filiali estere e sull’articolazione delle banche territoriali in Italia, temi su cui ha invitato la banca a procedere speditamente sulla strada indicata dal piano industriale. «Il piano d’impresa prevede una semplificazione societaria – ha aggiunto al riguardo Messina – e quindi il nostro piano è già perfettamente coerente» con le indicazioni dell’istituto centrale.
Da quanto ricostruito, Banca d’Italia ha invitato il gruppo a lavorare anche sullo snellimento della governance e sull’anti-riciclaggio, che rappresenta un tema comune alla maggior parte degli istituti di credito. A proposito di possibili rilievi sulla governance, Messina ha spiegato poi che «Bankitalia in questo momento dell’asset quality review è molto attenta a tutte le variabili della banca e noi siamo sicuramente uno degli istituti messi meglio in Europa quindi non c’è nulla di nuovo rispetto a questo».
Come più volte ribadito da diversi esponenti del vertice e dai maggiori azionisti, la governance – e in particolare il duale – sarà oggetto di un’analisi approfondita durante il mandato degli attuali consigli (in scadenza nel 2016), in modo da approdare a un’eventuale riforma entro i prossimi due anni.
Per quanto riguarda invece la semplificazione della struttura societaria, il piano Messina prevede la razionalizzazione di alcune società di servizio (già radunate dentro al nuovo Mediocredito) ma anche la riduzione delle banche del territorio. Una cura dimagrante da attuarsi gradualmente ma al massimo entro due anni e che punta a concentrare le attuali 16 banche sparse per l’Italia in cinque istituti macroregionali.

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