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Bankitalia cede la quota Generali a Fsi

Il Consiglio superiore della Banca d’Italia ha approvato ieri la proposta del Direttorio riguardante la partecipazione in Generali. Via Nazionale, tuttavia, non ha fornito ieri altri dettagli, nemmeno sulla controparte, preannunciando però che tutte le informazioni sull’operazione verranno comunicate oggi, a mercati chiusi, con completezza e trasparenza.
Secondo le ipotesi più accreditate, emerse nelle ultime settimane, la Banca d’Italia girerebbe il proprio 4,5% di Generali al Fondo strategico italiano, controllato dalla Cassa depositi e prestiti. La riservatezza mantenuta ancora ieri dalla banca centrale si giustificherebbe con la necessità di aspettare la relativa delibera della Cdp, attesa appunto per oggi.La prospettiva di un passaggio a un istituto controllato dal governo (la maggioranza della Cassa fa capo per il 70% al Tesoro e per il resto alle fondazioni, che però scenderanno ancora fino al 20%) aveva suscitato inquietudine tra i grandi soci e ai vertici della compagnia triestina. Lorenzo Pellicioli nei giorni scorsi aveva parlato di «preoccupazione per il potenziale danno all’immagine di indipendenza» delle Generali, mentre il presidente Gabriele Galateri aveva sottolineato come sia «molto importante mantenere un rapporto di indipendenza e la stabilità che Banca d’Italia aveva dato».
A questo tipo di dubbi, peraltro, ha replicato, in un’intervista concessa domenica scorsa a La Stampa lo stesso Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, spiegando che le linee guida adottate da via Nazionale sono finalizzate a non alterare la dinamica di mercato e a garantire che le modalità di gestione della partecipazione in Generali non deviino da quelle seguite dalla Banca d’Italia negli anni. Si continuerà cioè a seguire i criteri che erano stati enunciati da Mario Draghi nella relazione della Banca centrale al Parlamento del 2007 e che stabilivano vincoli di rigida neutralità (alle assemblee,in presenza di proposte dubbie o poco convincenti la Banca preferisce astenersi o non partecipare; nell’elezione di organi sociali, nel caso in cui alcuni posti siano riservati alle minoranze, vota di solito in favore della lista di minoranza presentata da qualificati investitori istituzionali). Il punto di fondo, ha chiarito l’attuale Governatore, è che «nessuno pensa di statalizzare alcunchè». Lo scopo dell’operazione è la risoluzione del conflitto d’interessi che si verrebbe altrimenti a determinare dal primo gennaio prossimo quando l’Ivass ( il cui consiglio sarà presieduto dal dg di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni) sarà il nuovo regulator del settore assicurativo. «Vedrete- ha dichiarato Visco– che non ci sarà alcun problema, nè per le autorità pubbliche nè per i soggetti privati coinvolti». In pratica, come confermano le indiscrezioni circolate in ambienti finanziari, in futuro non dovrebbe configurarsi alcun rischio di “irizzazione” per Generali, perchè il passaggio della quota (che ha un valore indicativo intorno ai 900 milioni) al Fondo strategico italiano, guidato dall’amministratore delegato Maurizio Tamagnini e presieduto da Giovanni Governo Tempini, sarà “a tempo”; con l’impegno, quindi, a rivendere sul mercato entro un periodo adeguato.

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