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Bankitalia cauta sulla ripresa La crescita si fermerà all’1,1%

Bankitalia rivede al ribasso le previsioni sulla crescita dell’economia italiana. Il taglio degli economisti di Via Nazionale è pari a quasi mezzo punto del Prodotto interno lordo (Pil) per l’anno in corso. Il rallentamento, secondo le proiezioni macroeconomiche della Banca d’Italia, è dovuto a «un più debole andamento dell’economia mondiale». Un quadro che «risente della debolezza dello scenario internazionale, che riflette il rallentamento delle economie emergenti» .Il cambio di prospettiva suggerisce così all’istituto centrale di stimare l’aumento del Pil del 2016 pari all’1,1%, anziché all’1,5%, come indicato nel bollettino economico del gennaio scorso. Gli effetti di un rallentamento su scala globale si faranno, del resto, sentire anche nel 2017. Per l’anno prossimo la stima di Bankitalia vira e indica un Pil italiano capace di centrare un balzo dell’1,2%, a fronte della previsione elaborata cinque mesi fa, che indicava un aumento della ricchezza dell’1,4%. Bankitalia specifica che le «valutazioni sono in linea con quelle delle principali istituzioni internazionali». In breve, l’Ocse e la Commissione Ue prevedono per il 2016 una crescita italiana rispettivamente pari all’1% e all’1,1%. Il governo, invece, indica quota 1,2%.

Nelle proiezioni macroeconomiche Bankitalia segnala che sul versante italiano «il Pil è aumentato dello 0,3% nel primo trimestre, con un lieve rafforzamento rispetto alla fine del 2015». Un dato che Via Nazionale ritiene possa ripetersi nel secondo trimestre dell’anno.

Su scala internazionale la crescita sarà supportata più che altro dalle «condizioni monetarie espansive, dall’orientamento della politica fiscale e dal permanere del prezzo del petrolio su livelli bassi». Stante il rallentamento dell’economia mondiale la domanda interna in Italia troverà ausilio nell’accelerazione dei consumi, nella ripresa degli investimenti e nelle spese sostenute grazie agli incentivi per i beni strumentali introdotti nell’ultima legge di Stabilità. «Il progressivo consolidamento dell’attività economica e gli interventi a sostegno delle domanda di lavoro», spiega l’analisi, contribuiranno a rafforzare l’occupazione, tanto da stimarne una crescita del 2% entro il 2018. Gli economisti del governatore Ignazio Visco evidenziano inoltre che il «miglioramento delle prospettive occupazionali stimolerebbe anche l’offerta di lavoro, che crescerebbe di mezzo punto percentuale cumulativamente nel prossimo triennio». Il tasso di disoccupazione dovrebbe perciò portarsi a quota 10,8% nel 2018, diminuendo così di un punto percentuale rispetto alla disoccupazione del 2015.

La nota di Bankitalia contiene, infine, i dati sul costo della vita: l’aumento dell’inflazione è previsto allo 0,9% nel 2017 e all’1,5% nel 2018. Per l’anno in corso l’indice dei prezzi al consumo resterà invariato.

Ieri il ministero dell’Economia ha reso noto che il valore delle entrate nei primi quattro mesi dell’anno è cresciuto dell’1,7%, per un totale di 121,79 miliardi di euro.

Andrea Ducci

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