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Bankitalia: «Il calo del greggio comprime le royalty della Regione»

Svetta la produzione di idrocarburi, ma ad essa non corrisponde un analogo aumento del suo valore, avverte Bankitalia sottolineando che «il valore della produzione risente tuttavia dell’andamento dei corsi petroliferi, in forte calo rispetto allo scorso anno: valutato al prezzo medio nel periodo gennaio-agosto, tale valore sarebbe diminuito di circa un sesto nei primi otto mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2019. La flessione inciderà negativamente sulle royalties devolute alla Regione Basilicata e ai Comuni lucani interessati».

Fin qui la fotografia della Banca d’Italia sui dati del Ministero delle Sviluppo economico e della Banca Mondiale aggiornati ad agosto 2020. Tenendo conto che le royalties versate si riferiscono alla produzione dell’anno precedente, quest’anno le compagnie petrolifere hanno versato allo Stato complessivamente 193 milioni, 110 alla Basilicata (94 alla Regione e 16 ai Comuni delle aree estrattive) cui si aggiunge il Fondo sviluppo economico e social card (51,5 milioni, somma ancora indivisa, che per oltre l’80% andrà in Basilicata).

Ma le previsioni di Nomisma Energia si spingono avanti e delineano comunque uno scenario in lieve miglioramento proprio per effetto degli ultimi mesi dell’anno che hanno tirato la produzione e limitato il calo previsto, nonostante il crollo dei prezzi del greggio. Le royalties nel 2021 rifletteranno il quadro economico di quest’anno e potranno salire a 202 milioni di euro per l’Italia, 133 milioni di euro alla Basilicata (115 alla Regione e 18 ai Comuni) oltre alla quota del Fondo che indivisa arriverà a 54 milioni. Ma con la fine del Covid-19, i prezzi si dovrebbero riprendere sensibilmente. Cifre comunque lontane dai tempi d’oro, quando il Brent prima del 2015 superava i 100 dollari a barile e, con la stessa produzione, nel 2014 le royalties erano quasi il doppio. Un bel tesoretto comunque per la piccola regione del Sud, presieduta da Vito Bardi, dove si comincia a guardare con interesse anche alla prospettiva di avere un fondo sovrano. Molto simile, in piccolo, a quello della Norvegia, il più grande al mondo, con oltre mille miliardi di dollari. Insomma, dopo le bacchettate della Corte dei Conti a Regione e Comuni lucani per quei fondi spesi male e a pioggia, si auspica davvero un cambio di passo. Ma la crisi legata al Covid ora scatena le contese a livello territoriale.

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