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Bankitalia: Basilea 3 costa 40 miliardi

di Rossella Bocciarelli

La Banca d'Italia è tornata ieri a indicare la strada del rafforzamento patrimoniale agli istituti di credito posti di fronte alle «sfide della maggiore complessità normativa e operativa». Nel corso di un convegno dedicato alle prospettive del nuovo regime di ratios patrimoniali di Basilea 3 svoltosi a Genova, il vice direttore generale della Banca centrale Anna Maria Tarantola ha sottolineato che per le banche «sarà fondamentale rivedere le strategie di crescita che hanno caratterizzato il passato decennio, rafforzare la dotazione patrimoniale, disporre di adeguate risorse liquide, accrescere la capacità di gestire adeguatamente i rischi». L'esperienza, ha aggiunto la dirigente di via Nazionale, ha mostrato che gli operatori che sono riusciti a fronteggiare meglio le difficoltà legate alla crisi finanziaria sono quelli che hanno saputo valutare in modo unitario e tempestivo l'insieme dei rischi. Il leit motiv dell'esigenza di irrobustire il capitale, sul quale da tempo insistono tanto la Banca d'Italia che il ministero dell'Economia, esce rafforzato anche dalle cifre che la dirigente della Banca centrale ha ricordato, a proposito dell'impatto che la definitiva entrata a regime (prevista, peraltro, solo nel 2019) di Basilea 3 dovrebbe comportare per le banche italiane: «Sulla base dello studio di impatto quantitativo condotto nel 2010 dal comitato di Basilea, le banche italiane che hanno partecipato all'esercizio dovrebbero incrementare il capitale di qualità primaria di 47 miliardi per adeguarsi ai nuovi requisiti; tenendo conto delle operazioni di rafforzamento patrimoniale già realizzate, il fabbisogno scenderebbe a 40 miliardi, con riferimento a giugno 2010». Ma ieri Tarantola ha analizzato anche i principali effetti economici attesi da Basilea 3, per il sistema produttivo e per le imprese. Sulla base dei principali studi di impatto, per i paesi del G20 i nuovi requisiti di patrimonio e liquidità determinerebbero una minore crescita economica dell'ordine di 0,05 punti percentuali annui di Pil nella fase di transizione (2013-19); per l'Italia gli effetti sarebbero in linea o leggermente inferiori. Ma, a fronte di questa modesta limitazione della crescita, ha ricordato, ci sono i benefici insiti nella garanzia di una maggiore stabilità. Considerazioni non sufficienti, però, a fugare i timori degli imprenditori, espressi ieri dal direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli: «Contiamo di poter aprire un tavolo di dialogo – ha spiegato Galli – a livello europeo con i regolatori e con la Commissione Europea, per cercare di attenuare quanto più possibile gli effetti della nuova regolazione, in particolare sulle piccole e medie imprese, ma ci sono anche misure che si possono prendere a livello nazionale per attenuare questi effetti, che riguardano in particolare la fiscalità delle banche». Tuttavia Confindustria,ha sottolineato Galli «ha già espresso perplessità e preoccupazioni per le regole di Basilea 3 e le ha espresse insieme alle Confindustrie degli altri Paesi europei. Alle preoccupazioni dell'industria europea e mondiale – ha aggiunto – i regolatori hanno risposto prevedendo un'attuazione graduale delle regole, ma il timore è che le reazioni dei mercati finanziari e delle agenzie di rating internazionali, anche in relazione ai nuovi "stress test" che verranno fatti a breve in Europa, determinino di fatto quasi un obbligo per le banche di anticipare i nuovi requisiti a regime», annullando i benefici di un'introduzione graduale.

 

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