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Bankitalia, avviso alle banche

I bancari sono ancora troppi. E la redditività delle banche italiane è ancora debole: è necessario dunque proseguire con la politica di contenimento dei costi attraverso un ripensamento della presenza sul territorio e interventi sul costo del personale. È quanto dichiarato nel corso del suo intervento al Forum della Fisac-Cgil dal capo del dipartimento vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo.

«Il complesso delle banche italiane mostra una buona tenuta pur dovendo fronteggiare due principali difficoltà: l’elevata consistenza dei crediti deteriorati e la bassa profittabilità», ha proseguito Barbagallo sottolineando che «la redditività delle banche italiane rimane debole», quindi «occorrono nuovi investimenti in tecnologia e capitale umano, diversificare ulteriormente le fonti di reddito, contenere i costi».

Su quest’ultimo punto, il capo della vigilanza ha messo in evidenza come «la politica di contenimento dei costi dovrà proseguire anche attraverso un ripensamento della presenza sul territorio e non possono essere esclusi interventi sul costo del personale, in un quadro più ampio di misure volte a rivedere il modello di attività e a valorizzare e riqualificare le competenze delle risorse umane, che l’evoluzione tecnologica vuole sempre più specializzate».

Per quanto riguarda il capitolo sofferenze, Barbagallo ha precisato che «con la ripresa, seppur modesta, dell’economia il processo di deterioramento della qualità del credito si sta riducendo; ciò sta dando luogo a un graduale ridimensionamento della consistenza di questi attivi».

«Nel secondo trimestre dell’anno», ha precisato, «il flusso dei nuovi crediti deteriorati per l’intero sistema bancario è sceso al 3% del totale dei prestiti, attestandosi sui valori più bassi dal 2008».

Il valore di 360 mld indicato da diversi commentatori, ha messo in evidenza il capo della vigilanza, «sebbene formalmente corretto è economicamente fuorviante.
Esso infatti è al lordo delle cosiddette rettifiche di valore, perdite già spesate nei bilanci degli anni passati.

Il valore netto era in realtà pari a circa 200 mld a fine 2015».

«In queste settimane», ha affermato, «si sta concretizzando la prima operazione di cartolarizzazione assistita da Gacs, auspichiamo che a essa seguano a breve ulteriori operazioni della specie». Inoltre, ha chiarito Barbagallo, «anche i fondi privati Atlante e Atlante 2 contribuiranno allo sviluppo del mercato degli attivi deteriorati con investimenti nelle tranche più rischiose delle cartolarizzazioni di sofferenze. Pur con risorse iniziali relativamente contenute», ha sottolineato, «questi fondi possono dimostrare che è possibile conseguire rendimenti soddisfacenti acquistando sofferenze a prezzi più elevati di quelli oggi offerti dagli investitori specializzati».

«L’autorità di vigilanza sta inoltre dando impulso a una gestione più attiva dei crediti deteriorati da parte delle banche. Nei giorni scorsi il meccanismo di vigilanza unico ha dato avvio a una consultazione pubblica su una guida non vincolante sui prestiti deteriorati, contenente indicazioni pratiche per indurre le banche a migliorare la gestione di questi attivi», ha proseguito Barbagallo spiegando che «la Banca d’Italia è stata parte attiva dei lavori, che per alcuni aspetti ha anticipato. Nel gennaio scorso, infatti, abbiamo varato una nuova raccolta di dati sistematica sulle sofferenze. L’iniziativa è nata dalla constatazione di una scarsa disponibilità di dati a livello informatizzato presso le banche. Ciò rappresenta uno dei fattori di ostacolo al pronto sviluppo in Italia di un mercato delle partite anomale».

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