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Bankitalia avverte: Pil giù dell’1,9%

Il governatore Ignazio Visco lo aveva anticipato la scorsa settimana: secondo le previsioni degli economisti della Banca d’Italia quest’anno il Pil, Prodotto interno lordo, calerà dell’1,9%. Ed è la stima più negativa finora formulata, in linea con quella della Confindustria, che peggiora l’indicazione di un calo dell’1% data in gennaio. La ripresa tuttavia ci sarà, i segnali di un freno della recessione già ci sono e il prossimo anno l’economia dovrebbe ricominciare a crescere fino a segnare nella media dell’anno un aumento dello 0,7%. Il problema, così come aveva già fatto capire Visco, è che la strada della ripresa è molto incerta, costellata di rischi e non favorevole, perlomeno per ora, alla riattivazione del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione che nel 2013 dovrebbe aggirarsi sul 12% potrebbe arrivare a sfiorare il 13% nel 2014. Anche i consumi delle famiglie dovrebbero continuare a ristagnare.

In questo quadro di incertezze si inseriscono i preoccupanti dati dell’Istat sull’aumento (pari all’1,6%) del numero delle famiglie disagiate nel 2012: sono 9 milioni e 563 mila gli italiani relativamente poveri, il 15,8% del totale, mentre sono 4 milioni 814 mila quelli in povertà assoluta, l’8% del totale. La soglia di povertà relativa, per una famiglia di due componenti — e non si tratta solo di operai ma anche di dirigenti e impiegati — è pari a 990,88 euro, circa 20 euro in meno di quella del 2011. Qualche miglioramento si osserva solo per le persone anziane sole con un reddito da pensione che per gli importi più bassi viene adeguato alla dinamica inflazionistica. C’è da sperare dunque che la ripresa indicata nel Bollettino economico della Banca d’Italia si realizzi «grazie all’accelerazione degli scambi con l’estero e al graduale recupero degli investimenti produttivi, favoriti dal miglioramento delle condizioni di liquidità delle imprese, associato agli effetti dello sblocco dei pagamenti dei debiti commerciali delle Amministrazioni pubbliche». Sblocco che «dovrà rispettare i tempi di pagamento previsti» puntando sul fatto che le imprese comunque investano la liquidità ottenuta senza accantonarla in via precauzionale. Sulla ripresa dell’attività economica gravano però come si è detto numerosi rischi, «legati principalmente alle prospettive dell’economia globale, alle condizioni di liquidità delle imprese e a quelle dell’offerta di credito». Senza contare i pericoli di aumenti degli spread sui titoli di Stato, soggetti «alle variazioni del clima di fiducia degli investitori e alle valutazioni degli analisti». Il conseguimento degli obiettivi di consolidamento dei conti pubblici, secondo Bankitalia «è condizione necessaria» per il contenimento dei rendimenti ed «occorre altresì evitare che questi risentano negativamente di incertezze sul quadro interno». Un aumento degli spread, avvertono infine gli economisti di Palazzo Koch, «si ripercuoterebbe sulla provvista delle banche e quindi sulla disponibilità e sul costo del credito a imprese e famiglie».

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