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Bankitalia avverte le banche «Conti in rosso, niente bonus»

ROMA — Niente dividendi e bonus ai vertici delle banche che abbiano chiuso in «rosso» il 2012. Per il secondo anno Banca d’Italia interviene, alla vigilia dell’approvazione dei bilanci di molti istituti, con una comunicazione in cui richiama le banche al rispetto della direttiva europea che nel 2010 ha inaugurato il giro di vite sugli emolumenti e i premi da loro assegnati.
Preoccupata dal «prolungarsi della recessione economica» e «dall’incertezza sulle prospettive di ripresa della domanda interna», Bankitalia raccomanda di «proseguire gli sforzi intrapresi per accrescere la capacità di autofinanziamento». In particolare gli organi sociali delle banche con un bilancio in perdita o con un risultato di gestione negativo nel 2012 non dovranno distribuire dividendi né riconoscere o pagare bonus ai vertici, riducendoli anche al resto del personale. E «per quanto ovvio» la misura non deve «essere aggirata» con un aumento dello stipendio fisso o del variabile per gli anni successivi. Alle banche con un indice di patrimonio appena al di sopra della soglia, si raccomanda «prudenza» e di non distribuire oltre il 50% dell’utile.
Inoltre, ed è la novità di quest’anno, il governatore Ignazio Visco invita a svalutare i crediti e gli attivi in portafoglio visto il perdurare della crisi che rende tali valori non più credibili mentre la ripresa della domanda interna ancora non parte. A riprova dei rischi, si cita l’esplosione dei crediti deteriorati dal 4,5% del 2007 al 12,2 di settembre 2012. Su tutto, l’istituto centrale continuerà il suo «attento scrutinio» nella convinzione che la prudenza è «un fattore di salvaguardia dell’integrità del capitale delle banche e concorre ad accrescere la fiducia dei mercati verso di esse».
La nota di Via Nazionale arriva dopo una serie di richiami del governatore Ignazio Visco che colgono un clima generale di estrema attenzione circa il comportamento degli istituti di credito. Come è noto, contro bonus, buonuscite e paracaduti d’oro è al lavoro l’Europa sebbene l’approvazione delle regole comuni di Basilea3 sia ancora ferma per l’opposizione della Gran Bretagna, mentre in Svizzera è passato un referendum popolare contro i maxi stipendi, dopo la distribuzione da parte di Ubs di bonus milionari nonostante le forti perdite del 2012. Se dovessero passare le regole europee in preparazione, la parte variabile degli stipendi avrebbe un tetto pari a una volta il fisso o a massimo due, qualora gli azionisti lo concordino. In Italia la Banca d’Italia si è mossa per tempo, anzi è stata tra le prime in Europa a attuare la direttiva del 2010, indicando regole più restrittive rispetto alla media. In più ha rafforzato l’opera di moral suasion attraverso l’attività di ispettori che hanno operato nei primi venti gruppi, ottenendo alcune rettifiche nei valori dichiarati in bilancio. E se l’ad di Intesa Sanpaolo, Enrico Cucchiani, ha rivendicato di aver «passato l’esame di Bankitalia» e aver provveduto già a adeguarsi a Basilea3, Unicredit è alla vigilia dell’approvazione del bilancio 2012. Ma già a febbraio scorso l’ad Federico Ghizzoni ha dichiarato: «Nel nostro sistema se non ci sono utili non si distribuiscono bonus». Anche in Mediobanca il regolamento di remunerazione ha mutuato per tempo le indicazioni fornite da Banca d’Italia: il bilancio, che sarà approvato a giugno, recepirà le ultime indicazioni.
Tutto bene dunque? Dietro le quinte gli istituti fanno sapere che la pulizia è buona cosa ma che la politica di remunerazione restrittiva spinge i migliori talenti verso aziende industriali e hedge fund, alla ricerca di migliori guadagni.

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