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Bankitalia: avanti sull’autoriciclaggio

L’autoriciclaggio va punito penalmente e la proposta in discussione in Senato è efficace: rappresenta «un compromesso apprezzabile» che andrebbe solo ritoccato per evitare dubbi interpretativi e difficoltà applicative. Claudio Cle-mente, responsabile dell’Uif, l’Unità di informazione finanziaria, attiva preso la Banca d’Italia, intervenendo in Commissione a Palazzo Madama sul disegno di legge in materia di emersione e rientro dei capitali detenuti illegalmente all’estero, si è soffermato soprattutto sulla necessità si prevedere anche in Italia il reato di autoriciclaggio, che sarebbe il riciclaggio compiuto da chi ha commesso il reato che sta a monte. È l’elemento più contestato del provvedimento che punta a portare alla luce quei 300 miliardi di capitali che secondo la Banca d’Italia sarebbero detenuti illegalmente all’estero, su cui l’opposizione ha annunciato la presentazione di emendamenti mentre i senatori del Pd, che avranno oggi un incontro ad hoc, puntano a far approvare in Aula senza modifiche il testo ricevuto dalla Camera. «La necessità di efficaci presidi antiriciclaggio è particolarmente avvertita in Italia, Paese storicamente caratterizzato da elevati livelli di corruzione ed evasione fiscale, nonché da una penetrante presenza della criminalità organizzata», ha detto Clemente.
Anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, recentemente ha caldeggiato con forza l’esigenza di definire «un’adeguata fattispecie penale per punire efficacemente gli autori dei reati di evasione fiscale, truffa e corruzione i cui comportamenti in vario modo ostacolano l’individuazione della provenienza delittuosa del denaro. Alla pena per questi reati presupposti si sommerebbe quella per il riciclaggio dei loro proventi, sottraendoli alla prescrizione». Il fatto è che questa sommatoria di pene è proprio ciò che contesta chi si oppone all’introduzione di un nuovo reato, che peraltro è previsto in quasi tutti i grandi Paesi. Le condotte relative ai due reati, quello presupposto e quello di riciclaggio cioè di «lavaggio» del denaro illecitamente prodotto, «sono diverse» ha però spiegato Clemente, «perché la seconda si caratterizza per la natura fraudolenta delle operazioni tese a ostacolare l’identificazione della provenienza illecita dei beni utilizzati e per il loro investimento in attività economiche o finanziarie».
Bisogna agire presto anche per non vanificare l’azione di prevenzione e denuncia delle azioni sospette che sono passate «da 12.500 del 2007 a circa 74 mila stimate» per il 2014 con un «trend di espansione molto elevato».

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