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Bankitalia apre a un piano sugli incagli

Una soluzione di mercato per risolvere il problema dei crediti in sofferenza non trova la porta chiusa in via Nazionale. Le soluzioni per rimettere in moto il credito al mondo produttivo sono state esaminate ieri nel quarto Forum Banca & Impresa, tenutosi presso la sede de Il Sole 24 Ore a Milano. E la via italiana alla “bad bank”, intesa come una soluzione di mercato che affronti il problema delle sofferenze senza assistenza pubblica, non è parsa incontrare ostacoli da parte delle autorità di vigilanza.
Il dossier da mesi è allo studio da parte di Mediobanca che l’ha sottoposto alle principali banche italiane nonché alla Vigilanza: «Non ci sono preclusioni da parte nostra su un interesse degli investitori nei confronti di iniziative che dovessero arrivare dalle banche medesime» ha commentato il vicedirettore generale di Banca d’Italia Federico Signorini durante una tavola rotonda su come liberare nuove risorse per il mercato.
Del resto, a fronte della sempre crescente rilevanza dei non performing loan nei bilanci degli istituti, nel dibattito di ieri è emersa chiaramente la possibilità di intervenire con operazioni di sistema che possano essere anche operazioni di mercato. Una proposta già avanzata da Mediobanca in cui sostanzialmente pool di banche e operatori specializzati sfrutterebbero piattaforme di gestione comune degli asset in sofferenza, trovando modalità tecniche di efficientamento dei processi di recupero e di deconsolidamento dai bilanci delle banche, come ha spiegato Andrea Ferretti, partner Ernst & Young.
«L’obiettivo deve essere quello di garantire la stabilità del sistema bancario, per non aggiungere problemi a quelli che già esistono» ha spiegato il Capo economista di Intesa Sanpaolo, Gregorio De Felice presentando dati sull’effettivo impegno delle banche durante la crisi. La recente flessione del credito – spiega De Felice – segue un periodo di forte espansione della dinamica degli impieghi bancari, sostanzialmente raddoppiati nell’arco di un decennio. Anche durante la recessione del 2009, infatti, il credito all’economia è stato più dinamico rispetto alle variabili reali. Ora però la fotografia vede prestiti deteriorati che a fine dello scorso anno ammontavano a 237 miliardi, con partite incagliate in aumento di quasi il 30% rispetto all’anno precedente.
La possibilità di affrontare questa situazione con una bad bank di mercato (nonostante non implichi interventi da parte dello Stato) sembra scontrasi però con l’analisi di Giovanni Sabatini: «La bad bank è un’ottima idea per investitori e società di consulenza, ma non per le banche e i cittadini. Il problema di banche e imprese rimane le crescita del Paese di cui il credito è solo un aspetto» ha sottolineato ancora una volta il direttore generale dell’Abi.
Ma quale deve essere il ruolo del pubblico nello stimolare la crescita? Se ne è parlato a lungo durante il Forum, cui hanno partecipato anche diversi protagonisti della finanza pubblica – da Giovanni Gorno Tempini di Cassa Depositi e Prestiti ad Alessandro Castellano di Sace. In questo dilemma fra Stato e mercato ha manifestato una posizione netta Donato Masciandaro: «Non si parla mai di concorrenza – ha commentato l’economista della Bocconi – ma la crisi ci ha fatto vedere che meno mercato c’è più problemi sistemici vengono creati».

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