Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bankitalia, allarme credito

In Italia i rischi per la stabilità finanziaria sono connessi con la contrazione dell’attività economica. Ad evidenziare che per la sostenibilità di tutti i conti finanziari il primo nemico in questo momento è la recessione è la Banca d’Italia, nel suo ultimo Stability Report. Gli aspetti positivi, invece, si collocano sul versante dei conti pubblici e su quello della bilancia dei pagamenti: quest’ultimo è tornato positivo non solo per la caduta delle importazioni da crisi ma anche per una buona tenuta dell’export. Quanto ai conti dello Stato, vi sono «segnali positivi»: infatti i progressi ottenuti nel campo della finanza pubblica rendono possibile l’abrogazione della procedura per il disavanzo da parte delle istituzioni europee. Del resto l’avanzo primario, al 2,5% del prodotto, è analogo a quello della Germania e si confronta con un disavanzo primario medio dei restanti paesi dell’area pari al 3,1%, sottolinea Bankitalia, che segnala anche i miglioramenti intervenuti nel mercato dei titoli pubblici: la parte di debito pubblico acquistata da privati non residenti risultava in crescita di due punti percentuali a settembre scorso, al 29%. E la recente riduzione degli spread (che fa capire, per contrasto, quanto invece pesasse l’incertezza politica sul costo del debito pubblico) evidenzia, secondo Banca d’Italia, che «gli acquisiti di titoli pubblici da parte di investitori esteri stanno proseguendo».
Intanto, però, la crisi colpisce imprese e famiglie. Mentre i nuclei familiari vendono gli asset e riducono l’indebitamento (la ricchezza finanziaria lorda si è ridotta di 17 miliardi nei primi nove mesi del 2012) è soprattutto la condizione delle aziende a risentire del ciclo negativo, rileva Bankitalia: inoltre «pesa l’accumulo dei crediti commerciali nei confronti delle Amministrazione pubbliche». Per questo si auspica una «rapida attuazione del recente provvedimento sul pagamento di una prima parte dei debiti commerciali». Il rapporto sottolinea anche che prosegue la contrazione del credito al settore privato. «Vi contribuiscono sia il calo della domanda di prestiti sia l’intonazione restrittiva dell’offerta di finanziamenti da parte delle banche, a sua volta connessa soprattutto con la crescente rischiosità dei prenditori e con la persistente frammentazione dei mercati della raccolta all’ingrosso». Le difficoltà riguardano soprattutto le pmi, che sperimentano un maggior razionamento del credito e pagano tassi più elevati delle imprese più grandi (lo spread in rapporto ai tassi pagati da queste ultime è in crescita). «Per le piccole imprese – aggiunge Via Nazionale – le tensioni finanziarie sono accentuate dalla difficoltà di accedere a fonti di finanziamento esterne alternative al credito bancario».
Quanto alle banche, mentre la qualità dei prestiti continua a peggiorare per la recessione, sulle condizioni di liquidità pende una spada di Damocle: «Il rischio principale – sostiene Bankitalia – per la liquidità delle banche è costituito da un abbassamento del rating sovrano e dalla conseguente riduzione del valore delle attività stanziabili presso l’Eurosistema. La riduzione delle obbligazioni bancarie garantite dallo Stato sarà graduale nel tempo e avrà un effetto circoscritto». Del resto, le banche italiane sono esposte verso il settore pubblico per 390 miliardi, di cui 320 in titoli di Stato. Tuttavia il Core tier 1 ratio dei principali gruppi «è aumentato, al 10,5%». Inoltre «i risultati preliminari delle prove di stress condotte di recente dal Fmi indicano che il sistema bancario italiano nel suo complesso è adeguatamente capitalizzato e quindi in grado di resistere a shock avversi». Il rapporto contiene inoltre un esercizio controfattuale che dimostra che se alle banche italiane si applicasse la regola di bilancio adottata nella maggior parte dei paesi europei (e cioè che nei non performing loans non vengono inclusi i prestiti interamente coperti da garanzie) la percentuale dei prestiti deteriorati sul totale dei crediti per il sistema creditizio italiano scenderebbe dal 12,4% all’ 8,5% e il tasso di copertura con accantonamenti salirebbe dal 37,4% al 54,9 per cento.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa