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Bankitalia a Renzi “Tasse troppo alte tagli permanenti del cuneo fiscale”

ROMA.
Bankitalia apre il ciclo di audizioni del Documento di economia e finanza appena varato dal governo e mette nel mirino le tasse: la pressione fiscale, anche se nel 2014 e nel 2015 è diminuita, ha detto ieri il vicedirettore generale Federico Signorini di fronte alle commissione Bilancio di Camera e Senato, «è rimasta superiore, per circa 2,5 punti percentuali, alla media del decennio precedente la crisi». La voce si aggiunge a quella di altri osservatori che, pur riconoscendo una marginale discesa, puntano l’indice sulle troppe tasse. Bankitalia, mentre il governo sta studiando un piano su Irpef e costo del lavoro, avanza un suggerimento: «Andrà considerata con attenzione l’opportunità di prevedere riduzioni permanenti del cuneo fiscale, a beneficio della crescita dell’occupazione».
E la crescita non è l’aspetto più brillante. Sebbene il posizionamento del Pil 2016 all’1,2 per cento abbia segnato una riduzione rispetto all’1,6 previsto nelle passate proiezioni, il dato ancora non convince. Il Fondo monetario la settimana scorsa ha ridotto le stime per quest’anno all’1 per cento. Tutto ciò in un quadro di rallentamento europeo e mondiale: il G20 di Washington ha parlato di un quadro economico globale «complicato» da problemi geopolitici e Brexit. E anche la Banca d’Italia ieri, pur rilevando che le stime del Def sono «plausibili» (si nota anche una accelerazione del Pil nel primo trimestre), ha messo in luce il «rischio di evoluzioni meno favorevoli », con mercati finanziari esposti a «forte volatilità». Confindustria è in sintonia: «La crescita è insoddisfacente, puntare più in alto».
Di conseguenza l’occhio corre ai conti pubblici. In prima battuta il debito: bene il calo ma con «margini non ampi», e dunque è necessario uno «stretto monitoraggio». Bisogna andare avanti con le «misure strutturali» già intraprese che «cominciano a dare effetti», ma valutare «in modo prudenziale» le risorse attese dal prosieguo dell’attività di spending review, dal riordino degli incentivi fiscali e dalla lotta all’evasione. Punto nodale la pratica delle clausole di salvaguardia (la prossima da 15 miliardi scatterà con aumento di Iva e accise il 1° gennaio del 2017): bene la disattivazione di quella in vigore perché avrebbe un effetto «recessivo». Tuttavia avere «ripetutamente disatteso» le clausole di salvaguardia dei conti pubblici (cioè averle rinnovate e non trasformate in tagli) ha creato incertezza. La conclusione è che «non vi è alternativa ad interventi rigorosi sulle entrate e sulle spese». La replica di Francesco Boccia è che il problema non è quello di avere disatteso le clausole di salvaguardia ma di averle attivate: dunque ha ribadito l’intenzione di abolirne l’uso con la nuova legge di bilancio.
In Parlamento anche l’audizione di Cgil, Cisl e Uil che hanno sparato a zero sull’ipotesi contenuta nel Def di intervenire per legge sulla contrattazione aziendale. «Si crea un rischio dumping con la disarticolazione del sistema contrattuale». Critica la Cgil: «Quella del Def è una politica economica per restare nella crisi». Per la Uil è un documento «deludente», la Cisl chiede meno tasse.
Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan
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