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Bankitalia a Bpm: cambi le regole

di Federico De Rosa

MILANO — I tempi non sarebbero ancora maturi per l'aumento di capitale di Bpm. Nel corso dell'incontro di lunedì scorso a Palazzo Koch tra il vicedirettore generale, Anna Maria Tarantola, e i vertici di Piazza Meda, Massimo Ponzellini ed Enzo Chiesa, l'ipotesi di spostare in avanti l'operazione è stata discussa a lungo. Secondo fonti vicine al dossier la Tarantola avrebbe accordato circa un mese di tempo. Non per definire i dettagli dell'aumento, ma per lavorare sulla governance, come d'altronde la stessa Bankitalia aveva già chiesto al termine della lunga ispezione in Piazza Meda.
Al consiglio convocato per martedì 13 si dovrebbe quindi parlare delle modifiche da apportare all'attuale modello di gestione di Bpm. Nei giorni scorsi è girata la voce di una possibile adozione del sistema duale, con consiglio di sorveglianza e consiglio di gestione, per ridurre l'influenza dei sindacati oggi determinanti per gli equilibri della banca. Il vicepresidente, Mario Artali, l'ha definita un'ipotesi valida pur specificando che i soci non hanno mai dato la loro disponibilità a cambiare. Qualcosa comunque andrà fatto. E rapidamente. Sui tempi Bankitalia sarebbe stata piuttosto rigida.
Un allungamento ulteriore dei tempi potrebbe tuttavia essere anche determinato dalla Consob. Bpm ha depositato alla fine della scorsa settimana la bozza del prospetto informativo. Gli uffici di Giuseppe Vegas hanno 40 giorni per il nulla osta da quando la documentazione è completa. E sono state già chieste a Piazza Meda integrazioni. Ora anche la vendita a Covea dell'81% di Bpm Vita, chiusa ieri, dovrà entrare nel prospetto. Il conto alla rovescia quindi non può ancora partire. Vista la delicatezza del dossier è probabile che Consob si prenda tutto il tempo necessario. Nel corso dell'incontro in Bankitalia sarebbe stato fissato intanto l'ammontare della ricapitalizzazione che sarà da 900-950 milioni.
Sullo sfondo resta l'incognita Matteo Arpe. Secondo le voci di mercato l'ex amministratore delegato di Capitalia, oggi banchiere in proprio con Banca Profilo, sarebbe disponibile a mettere sul piatto 200 milioni, in cambio però di poteri in Bpm. Come si potrebbe configurare l'ingresso non è tuttavia ancora chiaro. Secondo le voci Arpe potrebbe rilevare l'inoptato dell'aumento. Ma, al di là dei vincoli al possesso azionario (Bpm è una cooperativa), c'è il nodo Mediobanca, capofila del consorzio di garanzia, con cui il banchiere dovrebbe trovare necessariamente un accordo se vuole rilevare le azioni non sottoscritte.
 

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