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Bankitalia: 600mila licenziamenti evitati con le misure anti-pandemia

Le misure messe in atto dal governo per far fronte all’emergenza sanitaria hanno evitato 600 mila licenziamenti. È quello che si legge nell’analisi di Banca d’Italia firmata da Eliana Viviano che ha analizzato gli effetti delle misure di estensione della CIG, il sostegno alla liquidità delle imprese e appunto il blocco dei licenziamenti messo in atto durante la pandemia. Una strategia confermata anche dal recente decreto «Ristori». Tutte misure che, secondo il lavoro dell’economista di via Nazionale, estese a tutti i settori e tutte le classi di impresa, hanno reso universale la copertura della Cig, in linea con quanto fatto da altri paesi europei con gli schemi di «short time work».

Non è un momento facile per il mercato del lavoro, tanto più per l’occupazione che continua a scontare l’effetto dell’emergenza Covid: ieri l’Inps ha fotografato un calo delle assunzioni del 35% nei primi otto mesi dell’anno ma ne risentono anche le trasformazioni dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato, in diminuzione del 32%. Frenano di pari passo anche le cessazioni dei rapporti di lavoro (-21%), proprio grazie al divieto di licenziamento per ragioni economiche inserito nei decreti emergenziali e ora prorogato anche in manovra.

La ministra Catalfo

«Se necessario c’è l’impegno del governo a finanziare ulteriori settimane di cassa integrazione»

In condizioni normali, in assenza quindi dello choc collegato al Covid-19, nel 2020 in Italia ci sarebbero stati circa 500 mila licenziamenti per motivi economici, in linea con l’anno precedente, quando c’erano stati anche circa 1,3 milioni di nuove assunzioni e trasformazioni di contratto. E tenuto conto che lo choc ha colpito in modo più intenso comparti nei quali la quota di lavoratori a tempo indeterminato è relativamente contenuta, si può stimare che, in assenza delle misure introdotte, nel 2020 lo choc pandemico avrebbe potuto causare ulteriori 200 mila licenziamenti, portando quindi il totale a circa 700 mila unità. Ma il blocco dei licenziamenti ha ridotto il numero dei licenziati per il 2020 ai 100mila che hanno perso il lavoro nei primi tre mesi dell’anno e ha evitato che i lavoratori si trovassero nella condizione di dover cercare un nuovo impiego in un momento come questo. Lo studio di Bankitalia si spinge anche ad analizzare possibili effetti di stop alle misure attualmente in vigore: «i settori maggiormente colpiti (dalla crisi, ndr) sono quelli con un peso nel complesso relativamente ridotto di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato o impiegati in piccole imprese. Il quadro sarebbe stato assai peggiore se la crisi, nella sua prima fase, avesse colpito in misura maggiore i settori nei quali il lavoro stabile è relativamente più diffuso, come l’industria manifatturiera». Le stime di Palazzo Koch insomma suggeriscono che un’interruzione simultanea sia della CIG-Covid sia del blocco dei licenziamenti «dovrebbe essere valutata con estrema cautela al fine di evitare possibili brusche cadute». Ma rassicurazioni sono arrivate ieri anche dalla ministra del Lavoro Nunzia Catalfo: «Laddove dovesse essere necessario — ha spiegato — c’è l’impegno del governo a finanziare ulteriori settimane di cassa integrazione».

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